Regime forfettario: come funziona
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato per persone fisiche con partita IVA.
Può essere usato da professionisti, artigiani e commercianti, se rispettano alcune condizioni.
La regola più conosciuta riguarda il fatturato.
Puoi restare nel forfettario se non superi 85.000 euro annui di ricavi o compensi.
Se superi questa soglia, esci dal regime dall’anno successivo.
Se invece superi 100.000 euro, l’uscita è immediata. Da quel momento devi applicare l’IVA e seguire le regole ordinarie.
Questo è un passaggio delicato. Per questo conviene monitorare il fatturato durante l’anno, non solo a dicembre.
Abbiamo spiegato questo punto anche nell’articolo dedicato a cosa succede se superi 85.000 euro nel regime forfettario.
Regime forfettario e coefficiente di redditività
Nel regime forfettario non scarichi i costi reali.
Non funziona come nel regime ordinario, dove calcoli il reddito facendo ricavi meno costi.
Nel forfettario il reddito viene calcolato applicando un coefficiente di redditività.
In pratica, lo Stato presume quanto guadagni in base alla tua attività.
Esempio semplice:
- incassi 40.000 euro;
- hai un coefficiente del 78%;
- il tuo reddito imponibile è 31.200 euro.
Su questo importo si calcolano contributi e imposta sostitutiva.
I coefficienti cambiano in base al codice ATECO.
Per molti professionisti il coefficiente è del 78%.
Per molte attività artigiane può essere del 67%.
Per molte attività commerciali può essere del 40%.
Questo significa una cosa importante: professionisti, artigiani e commercianti non sono uguali nel forfettario.
La stessa soglia di fatturato può produrre risultati molto diversi.
Per capire meglio il calcolo delle imposte, puoi leggere il nostro articolo su quante tasse si pagano nel regime forfettario.
Regime forfettario professionisti: quando conviene
Il regime forfettario per professionisti è spesso molto conveniente.
Pensiamo a consulenti, social media manager, web designer, copywriter, formatori, sviluppatori e freelance digitali.
Queste attività hanno di solito costi contenuti.
Servono un computer, alcuni software, una connessione internet e pochi altri strumenti.
Per questo il coefficiente del 78% può funzionare bene.
Il forfettario conviene soprattutto quando:
- hai costi bassi;
- fatturi entro 40.000 o 60.000 euro;
- non hai grandi investimenti;
- non hai molte detrazioni IRPEF;
- puoi usare l’aliquota del 5% per nuove attività.
Facciamo un esempio.
Un consulente digitale incassa 40.000 euro in un anno.
Ha pochi costi e lavora da casa.
Il reddito imponibile, con coefficiente del 78%, è pari a 31.200 euro.
Su questo reddito paga i contributi previdenziali e poi l’imposta sostitutiva.
Il vantaggio è evidente: gestione semplice, tassazione agevolata e nessun obbligo di applicare l’IVA in fattura.
Per molti professionisti digitali, il forfettario è quindi una buona scelta nella fase iniziale.
Se lavori nel digitale, puoi approfondire anche con la guida sul regime forfettario per freelance digitali.
Regime forfettario artigiani: quando fare attenzione
Il regime forfettario per artigiani richiede più attenzione.
Parliamo, ad esempio, di parrucchieri, estetiste, elettricisti, idraulici, falegnami e piccoli artigiani.
In questi casi la convenienza dipende molto dal tipo di attività.
Se vendi soprattutto manodopera, il forfettario può essere interessante.
Se invece compri molti materiali, devi fare bene i conti.
Il motivo è semplice.
Nel forfettario non puoi dedurre i costi reali e non puoi detrarre l’IVA sugli acquisti.
Quindi l’IVA che paghi ai fornitori diventa un costo vero.
Esempio pratico.
Un idraulico fattura 35.000 euro.
Se i materiali vengono comprati direttamente dal cliente, lui fattura quasi solo la manodopera.
In questo caso il forfettario può essere conveniente.
Se invece compra materiali costosi e li rifattura al cliente, la convenienza può ridursi.
C’è poi il tema dei contributi.
Gli artigiani sono iscritti alla Gestione INPS artigiani e commercianti.
A differenza dei professionisti in Gestione Separata, possono avere contributi fissi minimi da pagare anche con fatturato basso.
Questo aspetto va considerato prima di scegliere il regime fiscale.
Regime forfettario commercianti: occhio a IVA e magazzino
Il regime forfettario per commercianti è ancora più delicato.
Il coefficiente di redditività, in molti casi, è pari al 40%.
A prima vista sembra un grande vantaggio.
Se incassi 70.000 euro, il reddito imponibile forfettario può essere 28.000 euro.
Però nel commercio i costi reali possono essere molto alti.
Pensa a un negozio, un e-commerce, un bar o una piccola attività di ristorazione.
Ci sono merci, fornitori, affitto, utenze, attrezzature e magazzino.
Nel forfettario questi costi non vengono scaricati in modo analitico.
In più, non puoi recuperare l’IVA sugli acquisti.
Questo può pesare molto.
Esempio pratico.
Un commerciante incassa 70.000 euro.
Compra merce per 38.000 euro più IVA.
Nel regime ordinario potrebbe dedurre i costi e detrarre l’IVA.
Nel forfettario, invece, il reddito si calcola con il coefficiente.
Per questo il forfettario conviene soprattutto quando l’attività è snella.
Ad esempio:
- e-commerce leggero;
- pochi costi fissi;
- margini alti;
- magazzino ridotto;
- pochi investimenti iniziali.
Se invece hai molti acquisti e margini bassi, il regime ordinario può essere più adatto.
Regime forfettario e contributi INPS
Uno degli errori più comuni è guardare solo alle tasse.
Molti pensano: “Pago il 5% o il 15%, quindi conviene”.
Ma nel regime forfettario devi considerare anche i contributi INPS.
Per i professionisti senza cassa, di solito, si applica la Gestione Separata INPS.
In questa gestione non ci sono contributi fissi minimi.
Paghi in percentuale sul reddito.
Questo è un vantaggio importante per chi inizia e non ha ancora incassi elevati.
Per artigiani e commercianti, invece, la situazione è diversa.
La Gestione INPS artigiani e commercianti prevede contributi fissi e contributi percentuali oltre una certa soglia.
Questo significa che puoi dover pagare contributi anche se l’attività incassa poco.
È uno dei motivi per cui il forfettario va valutato con una simulazione personalizzata.
Se svolgi un’attività digitale, può esserti utile anche l’approfondimento sui contributi del social media manager.
Regime forfettario e detrazioni personali
Un altro punto spesso dimenticato riguarda le detrazioni.
Nel regime ordinario paghi IRPEF.
Quindi puoi usare detrazioni per mutuo, spese sanitarie, figli a carico, ristrutturazioni e altri oneri.
Nel forfettario paghi invece un’imposta sostitutiva.
Questo può ridurre l’utilità delle detrazioni personali.
Esempio pratico.
Hai un mutuo prima casa, figli a carico e spese mediche importanti.
Sulla carta il forfettario sembra più conveniente.
Ma se non riesci a sfruttare le detrazioni, il vantaggio può diminuire.
Questo vale per professionisti, artigiani e commercianti.
La scelta non va fatta guardando solo l’aliquota.
Va fatta guardando il reddito netto reale.
Se hai spese per lavori sulla casa, puoi approfondire anche con la nostra guida sul bonus ristrutturazione.
Regime forfettario: quando non conviene
Il regime forfettario non conviene sempre.
Può diventare poco adatto quando l’attività cresce o quando i costi aumentano.
In particolare, devi fare attenzione se:
- hai molti costi reali;
- compri molta merce;
- hai un magazzino importante;
- fai investimenti in attrezzature o locali;
- hai molte detrazioni IRPEF;
- sei vicino alla soglia degli 85.000 euro;
- prevedi di superare presto i 100.000 euro.
In questi casi il regime ordinario o semplificato può diventare più conveniente.
Non perché abbia aliquote più basse.
Ma perché permette di dedurre i costi reali e detrarre l’IVA sugli acquisti.
Questo può fare una grande differenza.
Soprattutto per artigiani e commercianti.
Abbiamo affrontato un tema simile anche nell’articolo sul regime forfettario e la paura di crescere.
Regime forfettario o ordinario: come scegliere
Per scegliere tra regime forfettario e regime ordinario serve una simulazione.
Non basta chiedersi quante tasse si pagano.
Bisogna capire quanto resta davvero.
Il metodo corretto è raccogliere questi dati:
- fatturato previsto;
- costi reali annui;
- acquisti con IVA;
- contributi INPS;
- investimenti futuri;
- detrazioni personali;
- situazione familiare;
- margine reale dell’attività.
Poi bisogna confrontare almeno tre scenari:
- forfettario con imposta al 5%;
- forfettario con imposta al 15%;
- regime ordinario o semplificato.
Il confronto deve mostrare il netto annuo e mensile.
Solo così puoi capire quale scelta è davvero più conveniente.
Un professionista digitale con pochi costi può trovare nel forfettario il regime ideale.
Un artigiano deve valutare bene materiali e contributi.
Un commerciante deve controllare margini, IVA e magazzino.
La risposta cambia da caso a caso.
Regime forfettario: conclusione
Il regime forfettario resta una grande opportunità per molte partite IVA.
Ma non è una soluzione automatica.
Conviene spesso ai professionisti con costi bassi.
Può convenire agli artigiani con tanta manodopera e pochi materiali.
Va valutato con molta attenzione per i commercianti, soprattutto se hanno molti acquisti.
Il punto è semplice.
Il forfettario non si sceglie perché “paghi poco”.
Si sceglie quando, numeri alla mano, lascia davvero più reddito netto.
Prima di aprire la partita IVA, o prima di restare nel forfettario, fai una simulazione completa.
Così eviti sorprese e scegli il regime più adatto alla tua attività.

