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Copywriter freelance: tasse e imposte

Imprese e Professioni

Se lavori come copywriter freelance, prima o poi arriva una domanda molto concreta: quante tasse devo pagare?

All’inizio magari scrivi una pagina web per un cliente.

Poi arrivano newsletter, articoli, landing page, annunci e collaborazioni continuative.

A quel punto non stai più facendo qualche lavoro saltuario. Stai svolgendo una vera attività professionale.

Quando il lavoro diventa abituale devi considerare partita IVA, regime fiscale e contributi INPS.

E attenzione: il 15% del regime forfettario non è l’unico costo da mettere in conto.

In questo articolo vediamo come funzionano le tasse per un copywriter freelance e quali errori evitare.

Copywriter freelance: tasse e imposte

Copywriter freelance tasse: quando serve la partita IVA?

Non tutti i lavori da copywriter richiedono subito la partita IVA.

Se scrivi un testo una volta ogni tanto, senza continuità, puoi rientrare nel lavoro autonomo occasionale.

Ma il lavoro deve essere davvero sporadico.

Esempio pratico.

Un’associazione ti chiede di scrivere i testi per una brochure.

Consegni il lavoro, ricevi il compenso e il rapporto finisce lì.

La situazione cambia se ogni mese scrivi newsletter, articoli o pagine web per diversi clienti.

Se promuovi i tuoi servizi e cerchi nuovi incarichi, stai svolgendo un’attività abituale.

In quel caso devi valutare l’apertura della partita IVA.

Attenzione al famoso limite dei 5.000 euro.

Non è una soglia generale che ti permette di lavorare abitualmente senza partita IVA.

I 5.000 euro riguardano la franchigia prevista ai fini contributivi per il lavoro autonomo occasionale.

Il punto principale resta quindi l’abitualità del lavoro.

Se hai ancora dubbi su quando nasce l’obbligo, puoi approfondire anche quando serve aprire la partita IVA.

Copywriter freelance tasse e codice ATECO

Quando apri la partita IVA devi scegliere il codice ATECO che descrive realmente il tuo lavoro.

Non esiste però un unico codice valido per qualsiasi copywriter.

Un copywriter può occuparsi di:

  • testi pubblicitari;
  • newsletter;
  • landing page;
  • articoli;
  • schede prodotto;
  • campagne di marketing;
  • contenuti editoriali.

Con la classificazione ATECO 2025, il codice 73.11.01 comprende i servizi creativi pubblicitari.

Può essere pertinente, ad esempio, per chi crea testi e messaggi nell’ambito di campagne pubblicitarie.

Ma non significa che sia automaticamente il codice corretto per ogni copywriter.

Esempio pratico.

Chi scrive soprattutto annunci e landing page svolge un lavoro diverso da chi produce principalmente contenuti editoriali.

Prima di scegliere il codice bisogna quindi partire da una domanda semplice: cosa vendi davvero ai tuoi clienti?

Copywriter freelance tasse nel regime forfettario

Molti copywriter freelance iniziano valutando il regime forfettario.

È un regime semplice, ma non è automatico.

Nel 2026 puoi utilizzarlo se rispetti tutti i requisiti previsti. Il limite principale resta di 85.000 euro di ricavi o compensi.

Nel forfettario non deduci uno per uno i costi effettivamente sostenuti.

Il reddito viene calcolato applicando ai compensi un coefficiente di redditività collegato all’attività esercitata.

Per molte attività professionali il coefficiente è del 78%.

Esempio pratico.

Se incassi 30.000 euro e il tuo coefficiente è del 78%, ottieni:

30.000 × 78% = 23.400 euro

Questo è il reddito determinato in modo forfettario.

Da questo importo puoi dedurre i contributi previdenziali obbligatori versati. Sul risultato calcoli poi l’imposta sostitutiva.

L’imposta è normalmente del 15%.

Può scendere al 5% per i primi cinque anni se possiedi i requisiti previsti per una nuova attività.

Per questo non basta calcolare il 15% del fatturato per sapere quanto pagherai.

Se vuoi approfondire requisiti, limiti e funzionamento del regime, puoi leggere la nostra guida completa.

Contributi INPS copywriter freelance: il costo da non dimenticare

Quando si parla di tasse da copywriter freelance, è facile pensare soltanto all’imposta sostitutiva.

In realtà devi considerare anche i contributi previdenziali.

Il copywriter professionista normalmente non dispone di una propria Cassa professionale.

In questi casi può essere necessaria l’iscrizione alla Gestione Separata INPS.

Per il 2026, l’aliquota complessiva prevista per i professionisti titolari di partita IVA non pensionati e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie è del 26,07%.

La posizione personale deve comunque essere verificata.

La Gestione Separata non prevede i contributi fissi minimi tipici di altre gestioni.

I contributi vengono calcolati in percentuale sul reddito.

Questo significa che devi considerarli anche quando stabilisci i tuoi prezzi.

Esempio pratico.

Se chiedi 800 euro per scrivere una landing page, quegli 800 euro non rappresentano il tuo guadagno netto.

Devi considerare tasse, contributi, software, revisioni e tempo dedicato al cliente.

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Copywriter freelance tasse: quanto accantonare?

Uno degli errori più frequenti è considerare disponibile tutto quello che viene incassato.

Il problema emerge quando arrivano saldo, acconti e contributi.

Per evitarlo, conviene separare fin dall’inizio una parte degli incassi.

Non aspettare la dichiarazione dei redditi.

Ogni volta che ricevi il pagamento di una fattura, puoi destinare una quota a tasse e contributi.

La percentuale corretta non è uguale per tutti.

Dipende dal regime fiscale, dal reddito, dalla posizione previdenziale e dalla tua situazione personale.

Per questo l’accantonamento dovrebbe essere calcolato con una simulazione.

Esempio pratico.

Incassi 1.000 euro.

Non considerare automaticamente tutti i 1.000 euro disponibili per le tue spese personali.

Una parte dovrà servire per gli obblighi fiscali e previdenziali.

Per capire meglio perché il 5% o il 15% non rappresentano tutto quello che dovrai versare, puoi approfondire il calcolo delle tasse nel forfettario.

Regime ordinario per copywriter freelance: quando valutarlo?

Il regime forfettario non è necessariamente la scelta migliore per ogni copywriter.

La convenienza dipende anche dai costi che sostieni.

Pensa a un copywriter che utilizza collaboratori, investe molto in pubblicità o sostiene numerosi costi professionali.

Nel forfettario questi costi non vengono dedotti singolarmente.

Nel regime ordinario, invece, i costi inerenti possono concorrere alla determinazione del reddito secondo le regole previste.

In cambio devi gestire più adempimenti, compresa l’IVA, e la tassazione segue le regole IRPEF.

Prima di scegliere il regime fiscale conviene quindi fare una simulazione.

Consideriamo normalmente:

  • compensi previsti;
  • costi effettivi;
  • contributi;
  • situazione personale;
  • sviluppo previsto dell’attività.

Guardare soltanto all’aliquota del 15% può portare a una scelta poco adatta alla propria situazione.

Copywriter freelance e diritti d’autore

Per un copywriter esiste poi una questione particolare: i diritti d’autore.

Scrivere un testo originale non significa automaticamente che ogni compenso possa essere trattato come diritto d’autore.

Bisogna capire cosa viene realmente pagato dal cliente.

Un conto è ricevere un compenso mensile per scrivere newsletter e pagine web.

Un altro è concedere i diritti di utilizzazione economica di un’opera.

Esempio pratico.

Un’azienda ti paga ogni mese per produrre articoli e newsletter.

Quello è un servizio professionale continuativo.

Se ricevi separatamente un compenso per concedere l’utilizzazione economica di una determinata opera, bisogna invece verificare il contratto e la natura del corrispettivo.

L’errore è utilizzare l’etichetta “diritti d’autore” soltanto perché sembra fiscalmente più conveniente.

Prima si analizza ciò che stai cedendo. Poi si stabilisce il trattamento fiscale corretto.

Errori da evitare con le tasse da copywriter freelance

Il primo errore è continuare troppo a lungo con le prestazioni occasionali.

Se lavori abitualmente, devi verificare l’apertura della partita IVA.

Il secondo è scegliere il codice ATECO senza analizzare i servizi che vendi.

Il terzo è calcolare i prezzi considerando soltanto il tempo impiegato per scrivere.

Brief, call, ricerca, revisioni, software, tasse e contributi hanno tutti un costo.

Il quarto errore è pensare che il forfettario significhi semplicemente “pago il 15%”.

Ci sono anche i contributi previdenziali e bisogna considerare saldo e acconti.

Infine, non confondere automaticamente il normale lavoro di copywriting con i diritti d’autore.

Servizio professionale e cessione dei diritti possono richiedere valutazioni diverse.

Copywriter freelance tasse: conclusione

Le tasse per un copywriter freelance fanno parte della gestione della professione.

Non basta sapere quanto fatturi.

Devi capire quanto resta davvero dopo imposte, contributi e costi del tuo lavoro.

Per questo è importante scegliere correttamente il codice ATECO, verificare il regime fiscale e stimare in anticipo quanto accantonare.

Se stai iniziando a lavorare come copywriter freelance, conviene fare queste verifiche prima di aprire la partita IVA.

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