Regime forfettario convenienza: contano soprattutto i costi
Il regime forfettario tende a essere conveniente quando sostieni pochi costi rispetto ai tuoi incassi.
Nel forfettario, infatti, non deduci le spese realmente sostenute.
Il reddito viene calcolato applicando ai tuoi incassi un coefficiente di redditività.
Pensiamo a un professionista con coefficiente del 78%.
Se incassa 50.000 euro, il reddito calcolato prima dei contributi sarà di 39.000 euro.
Il sistema considera quindi implicitamente costi pari a 11.000 euro.
Se il professionista spende realmente 5.000 euro, il meccanismo può essere molto favorevole.
Se invece sostiene 20.000 euro di costi, la situazione cambia.
Nel regime ordinario quei costi, quando fiscalmente deducibili, possono ridurre il reddito sul quale pagare le imposte.
Attenzione però a un errore frequente.
Superare il 22% di costi, nell’esempio con coefficiente del 78%, non significa automaticamente che convenga uscire.
Occorre fare una simulazione completa.
Quando conviene restare nel regime forfettario?
Restare nel regime forfettario può convenire se hai costi ridotti e una struttura semplice.
È una situazione frequente tra consulenti, copywriter, social media manager e altri professionisti digitali.
Un freelance che lavora da casa potrebbe avere poche spese.
Computer, software, telefono e qualche servizio online possono rappresentare una parte limitata degli incassi.
In questi casi il reddito calcolato forfettariamente può risultare favorevole.
Il vantaggio può aumentare se puoi applicare l’imposta sostitutiva del 5%.
Quando termina il periodo agevolato e passi al 15%, però, non significa che devi cambiare regime.
Devi rifare i conti considerando la situazione attuale della tua attività.
Nella pratica, prima di consigliare un cambio di regime, è utile verificare soprattutto come sono cambiati costi e margini.
Regime forfettario o ordinario: quanto pesa l’IVA?
L’IVA può modificare parecchio la convenienza tra regime forfettario e ordinario.
Nel forfettario normalmente non addebiti IVA ai clienti, ma non recuperi quella pagata sugli acquisti.
L’IVA sostenuta diventa quindi un vero costo.
Questo aspetto pesa poco se acquisti pochi beni e servizi.
Può diventare importante se devi comprare attrezzature costose o sostenere molti investimenti.
Facciamo un esempio.
Un consulente che spende 3.000 euro all’anno avrà un problema limitato.
Un’attività che acquista attrezzature e servizi per 30.000 euro deve fare valutazioni diverse.
Conta anche il tipo di cliente.
Se lavori soprattutto con privati, il prezzo finale può essere determinante.
Se lavori con imprese che recuperano l’IVA, il confronto può cambiare.
Per questo non basta dire: “Nel regime ordinario recupero l’IVA”.
Devi confrontare prezzi, incassi e costi utilizzando le stesse ipotesi.
Le detrazioni cambiano la convenienza del regime forfettario?
Le detrazioni personali possono influire sulla scelta, ma devono essere valutate caso per caso.
L’imposta sostitutiva del forfettario non è IRPEF.
Per questo le normali detrazioni IRPEF non possono ridurre direttamente l’imposta sostitutiva.
Pensiamo alle spese sanitarie, agli interessi del mutuo o ad alcune detrazioni edilizie.
Questo non significa però che un forfettario perda sempre tutte le detrazioni.
Se hai anche altri redditi soggetti a IRPEF, potresti riuscire comunque a utilizzarle.
Prima di uscire dal forfettario solo per “recuperare le detrazioni”, quindi, devi verificare la tua reale capienza IRPEF.
Uno degli errori che vediamo più spesso è confrontare soltanto l’imposta sostitutiva con l’IRPEF.
La verifica deve riguardare l’intera situazione fiscale personale.
Quali conti fare prima di lasciare il regime forfettario?
Prima di cambiare regime devi costruire due simulazioni riferite allo stesso periodo.
Da una parte calcoli cosa succede restando nel forfettario.
Dall’altra calcoli il risultato con il regime ordinario.
Devi considerare gli incassi realistici, i costi, l’IVA, i contributi e le imposte.
Vanno inoltre considerate le detrazioni realmente utilizzabili e i maggiori costi amministrativi.
Anche gli investimenti futuri contano.
Se oggi hai pochi costi, ma tra sei mesi assumerai personale o acquisterai nuove attrezzature, la convenienza può cambiare.
Lo stesso ragionamento vale quando ti avvicini agli 85.000 euro di ricavi o compensi.
Superare gli 85.000 euro senza oltrepassare 100.000 euro comporta l’uscita dal regime dall’anno successivo.
Se superi 100.000 euro, invece, il regime forfettario cessa già nello stesso anno.
Regime forfettario convenienza: la scelta va fatta sui numeri
Il regime forfettario non è sempre il regime più conveniente.
Ma non devi neppure abbandonarlo soltanto perché aumentano i costi o termina l’aliquota del 5%.
La domanda corretta è molto semplice: quanto denaro mi rimane realmente nei due regimi?
Per rispondere servono numeri concreti e una simulazione completa.

