Fare il content creator oggi non è più un passatempo da spiegare agli amici.
Per molti è un vero lavoro.
YouTube, TikTok, Instagram, Twitch, podcast e blog possono generare compensi regolari, collaborazioni con brand e progetti continuativi.
Ed è proprio qui che nasce il dubbio più comune: quando devi aprire la Partita IVA come content creator?
La risposta non dipende solo da quanto guadagni. Dipende soprattutto da come lavori.
In questo articolo ti spiego quando la Partita IVA diventa obbligatoria, quale codice ATECO usare e perché il regime forfettario è spesso la scelta più semplice per iniziare.
Content creator e Partita IVA: quando diventa obbligatoria
Partiamo dal punto più importante.
Molti pensano che fino a 5.000 euro annui si possa lavorare senza Partita IVA.
In realtà non funziona così.
La soglia dei 5.000 euro non decide se devi aprire la Partita IVA.
Serve solo, in certi casi, per capire quando scattano i contributi INPS nelle attività davvero occasionali.
La vera domanda è un’altra: la tua attività è occasionale oppure abituale?
Se pubblichi con continuità, curi i tuoi canali, investi in attrezzatura, collabori con aziende e incassi con una certa regolarità, stai già svolgendo un’attività professionale.
In quel caso, la Partita IVA serve anche se i compensi sono ancora bassi.
Per capirlo meglio, fatti queste domande:
- pubblichi contenuti con regolarità?
- hai partnership o sponsorizzazioni?
- promuovi in modo stabile il tuo profilo?
- usi strumenti e attrezzature dedicate?
- ricevi pagamenti in modo continuativo?
Se hai risposto sì a quasi tutte, è molto probabile che tu debba aprire la Partita IVA.
Scopri quando la Partita IVA è davvero obbligatoria in questo articolo di Studio Cartello
Content creator e Partita IVA: il nuovo codice ATECO
Dal 2025 c’è una novità importante per chi lavora online.
È stato introdotto il codice ATECO 73.11.03, dedicato alle attività di influencer marketing.
Nella classificazione ATECO 2025 questo codice rappresenta il riconoscimento formale di un settore che fino a poco tempo fa veniva inquadrato con codici “adattati” da altre attività.
Tradotto in pratica?
Oggi per molti creator, influencer, streamer, blogger e podcaster esiste un riferimento più chiaro rispetto al passato.
Questo non significa che ogni creator debba usare per forza quel codice.
In alcuni casi può essere ancora corretto usare un ATECO diverso, in base all’attività concreta svolta.
Però il 73.11.03 è una svolta importante perché conferma un punto molto semplice: il content creator è un professionista vero e proprio.
Content creator e Partita IVA nel regime forfettario
Se sei all’inizio, il regime forfettario è spesso la soluzione più comoda.
Perché piace così tanto? Perché è semplice da gestire e ha meno adempimenti rispetto al regime ordinario.
In generale prevede:
- imposta sostitutiva al 5% per i primi 5 anni, se hai i requisiti
- poi imposta al 15%
- niente IVA in fattura
- contabilità più leggera
- limite di ricavi a 85.000 euro annui
Per le attività professionali collegate a questo ambito, il coefficiente di redditività è spesso 78%.
Ti faccio un esempio semplice.
Se incassi 20.000 euro in un anno, il reddito imponibile non coincide con 20.000 euro.
Si calcola applicando il 78%.
Quindi:
- compensi incassati: 20.000 euro
- reddito imponibile lordo: 15.600 euro
Su quel reddito calcoli prima i contributi e poi l’imposta sostitutiva.
Attenzione però a un punto.
Se superi gli 85.000 euro di compensi, in linea generale esci dal forfettario dall’anno successivo.
Inoltre l’Agenzia delle Entrate ha chiarito nel 2026 che le somme incassate per errore e poi restituite non vanno conteggiate nel limite, se non sono veri compensi del professionista.
Qui trovi una guida semplice al regime forfettario di Studio Cartello.
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Content creator e Partita IVA: quali contributi devi pagare
Un altro punto delicato riguarda l’INPS.
La circolare INPS n. 44 del 19 febbraio 2025 ha chiarito che per i content creator non esiste un solo inquadramento valido per tutti. L’inquadramento previdenziale cambia in base a come lavori davvero.
In pratica, ci possono essere situazioni diverse.
Per alcuni creator può essere corretta la Gestione Separata INPS.
Per altri può entrare in gioco la Gestione Commercianti.
In altri casi ancora, quando prevale la componente artistica e performativa, può rilevare il settore dello spettacolo.
Questo è un passaggio importante.
Non tutti i creator pagano i contributi nello stesso modo. Dipende dal modello di business.
Ad esempio, cambia molto se guadagni soprattutto da sponsorizzazioni personali, da contenuti con uso diretto della tua immagine, oppure dalla gestione più “commerciale” di spazi, canali e monetizzazione.
Per questo motivo, la scelta del corretto inquadramento va valutata bene fin dall’inizio.
Per approfondire i contributi INPS puoi leggere questo articolo di Studio Cartello.
Content creator e Partita IVA: occhio anche agli omaggi
C’è poi un errore molto frequente.
Molti creator pensano che contino solo i bonifici ricevuti. Non è sempre così.
Se un brand ti manda un prodotto, un soggiorno, un ingresso a un evento o altra utilità in cambio di visibilità, quel vantaggio può avere rilevanza fiscale.
In parole semplici: anche gli omaggi ricevuti in cambio di contenuti possono creare obblighi da gestire correttamente.
È il classico caso dei barter deal.
Ed è uno dei punti più sottovalutati da chi lavora online.
Proprio perché non entra denaro, molti lo ignorano.
Ma fiscalmente non va preso alla leggera.
Conclusione
Se fai il content creator in modo continuativo, oggi non sei più in una zona grigia.
Il 2025 ha segnato un passaggio molto chiaro: il settore è stato riconosciuto meglio, con un codice ATECO dedicato e con indicazioni INPS più precise.
Il punto da ricordare è questo: la Partita IVA non dipende da una soglia magica, ma dal modo in cui lavori.
Se la tua attività è stabile, organizzata e professionale, conviene metterti in regola subito e scegliere l’inquadramento corretto.
Così eviti errori, lavori con più serenità e puoi far crescere il tuo progetto su basi solide.
Se hai dubbi sul tuo caso specifico, il passo più utile è confrontarti con un professionista prima di iniziare a fatturare in modo continuativo.
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