Hai iniziato a guadagnare online come content creator e vuoi sapere quali tasse devi pagare?
Oppure stai pensando di aprire la partita IVA e vuoi capire in anticipo quanto ti resterà davvero in tasca?
Se lavori con YouTube, Instagram, TikTok, Twitch, OnlyFans o con sponsorizzazioni dirette, è importante capire da subito come funziona la tassazione.
In questo articolo ti spiego:
- quali tasse paghi con le prestazioni occasionali;
- quali tasse paghi in regime forfettario;
- quali tasse paghi in regime ordinario.
Tasse content creator e prestazioni occasionali
Se hai appena iniziato e hai ricevuto solo qualche compenso sporadico, potresti trovarti ancora nel campo delle prestazioni occasionali.
Succede, ad esempio, quando fai una collaborazione una tantum con un brand, pubblichi un contenuto sponsorizzato una sola volta oppure ricevi un piccolo compenso per un’attività non abituale.
In questi casi non sempre è obbligatorio aprire subito la partita IVA.
Per poter parlare davvero di prestazione occasionale, però, la tua attività deve essere saltuaria, non organizzata e non continuativa nel tempo.
Questo è il punto più importante.
Non conta solo quanto hai incassato. Conta soprattutto come stai lavorando.
Se i contenuti diventano regolari, i brand aumentano e i compensi iniziano ad arrivare ogni mese, l’attività non è più occasionale e sarà necessario valutare l’apertura della partita IVA.
Scopri di più sulle prestazioni occasionali in questo articolo di Studio Cartello
Prestazioni occasionali content creator e dichiarazione dei redditi
Se hai guadagnato con prestazioni occasionali, questi compensi devono comunque essere dichiarati.
Quindi non devi pensare che, siccome non hai partita IVA, allora non devi fare nulla.
I compensi percepiti confluiscono nella dichiarazione dei redditi e vengono tassati secondo le regole previste per la tua situazione fiscale.
Per questo motivo è importante conservare con attenzione:
- ricevute emesse;
- pagamenti ricevuti;
- eventuali certificazioni rilasciate dal committente;
- documentazione delle collaborazioni svolte.
Se il cliente che ti paga è un sostituto d’imposta, può applicare anche la ritenuta d’acconto.
Prestazioni occasionali content creator e soglia dei 5.000 euro
C’è una soglia che crea molta confusione: quella dei 5.000 euro.
Molti pensano che fino a 5.000 euro non si paghino tasse oppure che sotto quella cifra non serva mai la partita IVA.
Non è proprio così.
La soglia dei 5.000 euro riguarda soprattutto i contributi INPS nella Gestione Separata, non stabilisce da sola se la tua attività è occasionale oppure abituale.
In pratica, puoi anche incassare meno di 5.000 euro, ma se lavori in modo continuativo il problema della partita IVA resta.
Al contrario, un compenso isolato può restare occasionale anche se va gestito correttamente in dichiarazione.
Insomma, la vera domanda non è solo “quanto ho guadagnato?”, ma anche “sto lavorando da creator in modo stabile oppure no?”.
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Tasse content creator in regime forfettario
Se la tua attività è diventata abituale, nella maggior parte dei casi dovrai aprire la partita IVA.
Per molti content creator il primo regime da valutare è il regime forfettario.
Si tratta del regime più semplice per chi inizia, perché prevede meno adempimenti e una tassazione più leggera rispetto all’ordinario.
Nel regime forfettario non paghi le tasse su tutto quello che incassi.
Devi prima calcolare il tuo reddito imponibile applicando al totale dei compensi incassati il coefficiente di redditività previsto per il tuo codice ATECO.
Per molte attività professionali questo coefficiente è pari al 78%.
Vediamo un esempio semplice.
Se nell’anno incassi 30.000 euro, il tuo reddito imponibile non sarà 30.000 euro ma 23.400 euro.
Su questo importo andrai poi a calcolare:
- i contributi previdenziali;
- l’imposta sostitutiva del 5% oppure del 15%, a seconda dei casi.
L’aliquota del 5% si applica solo se possiedi i requisiti richiesti per le nuove attività.
Negli altri casi l’aliquota ordinaria del forfettario è del 15%.
Questo significa che il regime forfettario può essere molto conveniente, ma non devi fermarti al famoso “pago solo il 5%”.
Infatti, oltre all’imposta sostitutiva, devi sempre considerare anche i contributi INPS.
Il tuo guadagno netto reale si ottiene solo facendo il conto completo.
Scopri di più sul regime forfettario in questo articolo di Studio Cartello.
Tasse content creator in regime ordinario
Se non puoi utilizzare il regime forfettario, oppure se lo superi, passerai al regime ordinario.
Qui il meccanismo cambia.
Nel regime ordinario il reddito imponibile non si calcola applicando un coefficiente fisso ai compensi incassati.
Devi invece partire dai ricavi o compensi percepiti e sottrarre i costi effettivi sostenuti per la tua attività.
Ad esempio, tra i costi possono rientrare:
- attrezzatura tecnica;
- software e strumenti di lavoro;
- consulenze professionali;
- spese di promozione;
- altri costi inerenti all’attività.
Dopo aver sottratto i costi ai compensi, ottieni il reddito imponibile.
Su questo reddito si calcolano poi:
- l’IRPEF per scaglioni;
- le eventuali addizionali;
- i contributi previdenziali.
Rispetto al regime forfettario, il regime ordinario è più complesso da gestire.
D’altra parte, può essere utile quando sostieni molti costi reali e hai bisogno di una struttura fiscale più adatta alla tua attività.
È il caso, ad esempio, del creator che lavora con una produzione più organizzata, investe molto in attrezzatura, collaboratori, advertising o servizi esterni.
Conclusione
Come vedi, le tasse del content creator cambiano molto in base al modo in cui svolgi la tua attività.
Se lavori solo in modo saltuario, potresti rientrare nelle prestazioni occasionali.
Se invece la tua attività è continuativa, dovrai quasi sempre valutare la partita IVA, scegliendo tra regime forfettario e regime ordinario.
Capire questa differenza fin dall’inizio ti aiuta a evitare errori, sanzioni e brutte sorprese quando arriva il momento di fare i conti con il Fisco.
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