Skip to main contentSkip to footer

Regime forfettario per web developer

Fisco e Tasse

Stai lavorando come web developer freelance?
Oppure vuoi aprire partita IVA per creare siti, app o software?

In molti casi il regime forfettario per web developer è la prima soluzione da valutare.

È semplice, ha meno adempimenti e permette di pagare un’imposta agevolata.
Ma attenzione: non basta aprire partita IVA e iniziare a fatturare.

Devi scegliere il codice ATECO corretto, capire quali contributi INPS pagare e controllare i limiti di incasso.

In questo articolo vediamo come funziona il regime forfettario per chi sviluppa siti, software e applicazioni web.

Leggi anche la nostra guida su quanto costa aprire partita IVA per freelance.

Regime forfettario e web developer

Regime forfettario web developer: quando conviene

Il regime forfettario web developer può essere molto conveniente se lavori da solo.

Pensa a un freelance che crea siti WordPress, e-commerce o applicazioni web.
Di solito ha costi bassi: computer, hosting, software, formazione e qualche abbonamento.

In questi casi il forfettario funziona bene perché non deduci i costi reali.
Lo Stato presume una quota di costi in base al tuo codice ATECO.

Il vantaggio principale è la semplicità.

Nel regime forfettario, infatti:

  • non applichi IVA in fattura;
  • non subisci ritenuta d’acconto;
  • hai meno adempimenti;
  • paghi un’imposta sostitutiva.

L’imposta sostitutiva è del 15%.
Può scendere al 5% per i primi cinque anni, se rispetti i requisiti di nuova attività.

Per approfondire, leggi la nostra guida su come funziona il regime forfettario per i freelance digitali.

Codice ATECO web developer: perché conta davvero

Il codice ATECO web developer non è una scelta da fare in fretta.

Serve a identificare la tua attività.
Ma incide anche sul coefficiente di redditività e, in alcuni casi, sui contributi.

Un web developer può svolgere attività molto diverse.

Ad esempio può occuparsi di:

  • sviluppo software;
  • creazione siti web;
  • sviluppo e-commerce;
  • manutenzione WordPress;
  • consulenza tecnica;
  • sviluppo app e piattaforme digitali.

Se sviluppi software, gestionali o applicazioni, potresti rientrare in un’attività diversa rispetto a chi realizza siti vetrina.

Il punto è capire cosa fai davvero per i tuoi clienti.
Non conta solo la definizione che usi sul sito o su LinkedIn.

Esempio pratico.

Se sviluppi backend, API e software su misura, sei più vicino allo sviluppo software.
Se invece crei landing page e siti aziendali, la valutazione può essere diversa.

Una scelta errata può portare a calcoli sbagliati su imposte e INPS.
Per questo è meglio non scegliere il codice ATECO “a sensazione”.

Leggi anche il nostro articolo sulle tasse dei professionisti digitali.

Regime forfettario web developer: limite 85.000 euro

Il regime forfettario web developer ha un limite importante: 85.000 euro annui.

Questo limite si calcola sugli incassi, non sulle fatture emesse.
Nel forfettario, infatti, vale il principio di cassa.

Quindi devi guardare i soldi davvero incassati nell’anno.

Esempio.

Emetti una fattura a dicembre, ma il cliente ti paga a gennaio.
Quell’incasso conta nell’anno successivo, non in quello della fattura.

Se superi gli 85.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo.
Se superi i 100.000 euro, l’uscita è immediata.

Questo punto è molto importante per i web developer in crescita.

Magari inizi con piccoli progetti.
Poi arrivano agenzie, clienti esteri e contratti ricorrenti.

A quel punto devi monitorare gli incassi ogni mese.
Non puoi accorgerti del problema solo a fine anno.

Leggi le nostre guide su cosa succede se superi gli 85.000 euro e cosa succede se superi i 100.000 euro.

Vuoi saperne di più?

Contattaci subito: avrai un team di esperti al tuo servizio!

CHATTA CON NOI, ADESSO!

Tasse web developer forfettario: esempio pratico

Vediamo un esempio semplice sulle tasse del web developer in forfettario.

Immagina un freelance che incassa 40.000 euro in un anno.
Il suo coefficiente di redditività è il 78%.

Il reddito imponibile sarà:

40.000 x 78% = 31.200 euro

Su questo importo si calcolano imposte e contributi.

Se hai diritto all’aliquota start-up del 5%, l’imposta sostitutiva sarà:

31.200 x 5% = 1.560 euro

Se invece applichi l’aliquota ordinaria del 15%, l’imposta sarà:

31.200 x 15% = 4.680 euro

Attenzione però: questo non è ancora il netto finale.
Devi considerare anche i contributi INPS.

Il forfettario è semplice, ma non significa “senza costi”.
La parte previdenziale pesa molto sul risultato finale.

Per questo conviene accantonare ogni mese una quota degli incassi.
Così eviti brutte sorprese quando arrivano saldo e acconti.

Contributi INPS web developer: Gestione Separata

Per molti freelance digitali i contributi INPS web developer passano dalla Gestione Separata INPS.

È il caso tipico del professionista senza albo.
Quindi sviluppatori, consulenti web e programmatori freelance.

La Gestione Separata ha un vantaggio importante: non prevede contributi fissi minimi.

Paghi in percentuale sul reddito.
Se incassi poco, versi meno.
Se incassi di più, versi di più.

Diverso è il caso dell’attività artigiana o d’impresa.
In quel caso possono esserci contributi fissi e regole differenti.

Ecco perché il codice ATECO non va scelto solo per pagare meno tasse.
Va scelto in base all’attività reale che svolgi.

Una valutazione sbagliata può creare costi imprevisti.
Oppure portare a una gestione previdenziale non corretta.

Per approfondire, leggi la nostra guida sui contributi INPS freelance.

Forfettario web developer: quando può non convenire

Il forfettario web developer non è sempre la scelta migliore.

Può non convenire se hai molti costi reali.

Pensa a uno sviluppatore che lavora con un team stabile.
Oppure a chi paga collaboratori, software costosi, advertising e formazione continua.

Nel forfettario questi costi non vengono dedotti realmente.
Sono già considerati nel coefficiente di redditività.

Quindi, se le spese crescono molto, il regime ordinario può diventare più interessante.

Lo stesso vale se superi stabilmente i 70.000 o 80.000 euro di incassi.
In quel caso è utile fare simulazioni.

Potresti valutare il regime semplificato.
Oppure una società, se l’attività sta diventando più strutturata.

Esempio pratico.

Un developer incassa 78.000 euro, ma paga 25.000 euro di collaboratori.
Nel forfettario quei costi non vengono dedotti davvero.

In una situazione così serve un confronto serio.
Il regime più semplice non è sempre il più conveniente.

Approfondisci leggendo il nostro articolo sui vantaggi e limiti del regime forfettario.

Errori da evitare nel regime forfettario web developer

Ci sono alcuni errori molto comuni.

Il primo è scegliere il codice ATECO senza analizzare l’attività.
Dire “faccio siti” non basta.

Il secondo è dimenticare il limite degli 85.000 euro.
Devi controllare gli incassi, non solo le fatture emesse.

Il terzo è non accantonare soldi per tasse e contributi.
È l’errore più doloroso.

Il quarto è lavorare quasi solo per un ex datore di lavoro.
In alcuni casi questo può creare problemi con il forfettario.

Il quinto è aprire partita IVA senza valutare la posizione da dipendente.
Se lavori già per un’azienda, devi controllare contratto, concorrenza e compatibilità.

Consulta anche il nostro articolo su lavoro dipendente e partita IVA nel digitale.

Regime forfettario web developer: conclusione

Il regime forfettario per web developer può essere una scelta ottima.

È semplice, leggero e adatto a molti freelance digitali.
Soprattutto quando i costi reali sono bassi e l’attività è ancora individuale.

Però non va gestito “a intuito”.

Devi scegliere bene il codice ATECO.
Devi controllare gli incassi.
Devi calcolare imposte e contributi.
E devi capire quando il forfettario non basta più.

Se sei un web developer e vuoi aprire partita IVA, parti da una simulazione.

Così sai quanto puoi incassare, quanto devi accantonare e quanto ti resta davvero.

Vuoi chiarire i tuoi dubbi?

Richiedi una consulenza: i nostri professionisti sono a tua disposizione!

PRENOTA UNA CONSULENZA