Skip to main contentSkip to footer

Uscire dal regime forfettario: cosa cambia

Guide Fiscali

Uscire dal regime forfettario è un passaggio importante per ogni partita IVA in crescita.

Non cambia solo il modo di pagare le tasse. Cambiano anche IVA, fatture, costi, contributi e contabilità.

Può succedere perché superi i limiti previsti dalla legge. Oppure perché scegli volontariamente di passare al regime ordinario.

In entrambi i casi, il punto è uno: non bisogna arrivarci impreparati.

In questa guida vediamo cosa cambia davvero quando lasci il regime forfettario. Parleremo di soglie, IVA, imposte, costi, contabilità e pianificazione.

Puoi leggere anche la nostra guida sul regime forfettario.

Uscire dal regime forfettario

Quando si esce dal regime forfettario

Si può uscire dal regime forfettario in due modi: per scelta o per obbligo.

L’uscita volontaria avviene quando hai ancora i requisiti per restare nel regime agevolato, ma decidi di passare al regime ordinario.

Può convenire, ad esempio, se stai per sostenere molti costi. Oppure se devi fare investimenti importanti in software, attrezzature, marketing o collaboratori.

Nel regime forfettario, infatti, i costi reali non riducono il reddito imponibile. Nel regime ordinario, invece, possono diventare deducibili.

L’uscita obbligatoria avviene quando perdi i requisiti previsti dalla legge. Il caso più comune è il superamento delle soglie di ricavi o compensi.

Le soglie da ricordare sono due: 85.000 euro e 100.000 euro.

Se superi 85.000 euro, ma resti sotto i 100.000 euro, rimani nel forfettario fino alla fine dell’anno. Dal 1° gennaio dell’anno successivo passi al regime ordinario.

Esempio: nel 2026 incassi 90.000 euro. Per il 2026 resti nel forfettario. Dal 2027 dovrai applicare le regole ordinarie.

Se invece superi 100.000 euro, l’uscita è immediata. Il regime forfettario cessa già nell’anno in corso.

Da quel momento devi iniziare ad applicare l’IVA, gestire nuovi adempimenti e calcolare il reddito secondo le regole ordinarie.

È proprio qui che molti si fanno trovare impreparati. Magari controllano gli incassi solo a fine anno, quando ormai la soglia è già stata superata.

Per questo è utile monitorare il fatturato ogni mese. Anche un semplice file aggiornato con regolarità può evitare errori costosi.

Leggi cosa succede se superi 85.000 euro nel regime forfettario.

Approfondisci cosa succede se superi 100.000 euro nel forfettario.

Cosa cambia con l’IVA

Una delle differenze più evidenti riguarda l’IVA.

Nel regime forfettario non addebiti l’IVA in fattura. Allo stesso tempo, però, non puoi detrarre l’IVA sugli acquisti.

Quando esci dal forfettario, l’IVA torna al centro della gestione.

Questo significa che devi applicarla sulle fatture, quando prevista. Ma puoi anche recuperarla sugli acquisti inerenti alla tua attività.

L’impatto cambia molto in base ai tuoi clienti.

Se lavori con privati, l’IVA può far aumentare il prezzo finale percepito. Il cliente, infatti, non la recupera.

In questo caso devi ragionare bene su listini, margini e comunicazione.

Esempio: oggi vendi una consulenza a 1.000 euro senza IVA. Dopo il passaggio, potresti dover fatturare 1.000 euro più IVA. Per un cliente privato il costo totale diventa più alto.

Se invece lavori con aziende o professionisti, l’impatto può essere più leggero. In molti casi il cliente potrà detrarre l’IVA.

Per commercianti e artigiani, l’IVA diventa una voce da controllare con regolarità. Da una parte c’è l’IVA sulle vendite. Dall’altra c’è l’IVA sugli acquisti.

Il saldo tra queste due componenti determina quanto devi versare.

Attenzione anche alla fattura che fa superare i 100.000 euro.

Quella fattura può segnare il passaggio immediato al regime ordinario. Da quel momento devi emettere fatture con IVA.

Se ti accorgi tardi dello sforamento, potresti dover correggere fatture già emesse. È un problema pratico, ma anche di rapporto con i clienti.

Per questo la gestione dell’IVA va preparata prima. Non il giorno dopo lo sforamento.

Se lavori online, leggi anche la nostra guida sugli obblighi fiscali principali.

Cosa cambia con le imposte

Nel regime forfettario paghi un’imposta sostitutiva.

Di solito è pari al 15%. Può scendere al 5% nei primi anni, se hai i requisiti.

Il reddito imponibile non si calcola sui costi reali. Si applica un coefficiente di redditività ai ricavi o compensi incassati.

Questo rende il sistema semplice. Però non sempre lo rende conveniente.

Quando esci dal forfettario, entri nella tassazione ordinaria.

Questo significa che paghi l’IRPEF a scaglioni, oltre alle addizionali regionali e comunali.

La base imponibile si calcola in modo diverso: ricavi o compensi – costi deducibili = reddito imponibile.

Questa è la vera differenza.

Nel forfettario conta una percentuale standard del fatturato. Nell’ordinario conta il risultato reale della tua attività.

Se hai pochi costi, il forfettario spesso resta più leggero. È il caso di molti consulenti, freelance e professionisti digitali.

Se invece hai molti costi, il regime ordinario può diventare più interessante.

Pensa a un’attività con affitto, collaboratori, software, marketing, attrezzature e fornitori. In quel caso dedurre i costi reali può fare una grande differenza.

Ecco perché non esiste una risposta valida per tutti.

La domanda giusta non è: “Il forfettario conviene sempre?”
La domanda giusta è: “Conviene per la mia attività, con i miei numeri?”

Anche l’anno di transizione va gestito con attenzione.

Se esci dal forfettario dall’anno successivo, hai più tempo per organizzarti. Puoi preparare listini, software, procedure e documenti.

Se invece superi i 100.000 euro, il cambio arriva subito. In quel caso devi ricostruire l’intero anno con regole ordinarie.

Anche i mesi in cui ti comportavi ancora da forfettario diventano rilevanti.

Per evitare problemi, conserva sempre fatture, ricevute, contratti, estratti conto e documenti di spesa.

Oggi magari non servono per calcolare le imposte nel forfettario. Domani potrebbero diventare fondamentali.

Leggi il nostro approfondimento su regime forfettario e regime ordinario.

Vuoi saperne di più?

Contattaci subito: avrai un team di esperti al tuo servizio!

CHATTA CON NOI, ADESSO!

Cosa cambia con i costi

Nel regime forfettario i costi sono quasi “invisibili” dal punto di vista fiscale.

Puoi sostenerli, certo. Però non riducono direttamente il reddito imponibile.

Se incassi 50.000 euro e il tuo coefficiente è 78%, il reddito viene calcolato su 39.000 euro. Non importa se hai speso poco o molto.

Nel regime ordinario cambia tutto.

Ogni costo inerente, documentato e deducibile può ridurre il reddito imponibile.

Questo vale per tante spese tipiche di professionisti e imprese:

  • software;
  • consulenze;
  • pubblicità;
  • formazione;
  • affitto;
  • coworking;
  • attrezzature;
  • collaboratori;
  • merci;
  • materie prime.

Naturalmente non basta “avere una spesa”. Serve che sia collegata all’attività e correttamente documentata.

Quando esci dal forfettario, quindi, i costi diventano protagonisti.

Per un professionista digitale possono pesare molto abbonamenti software, strumenti di automazione, consulenze e campagne pubblicitarie.

Per un commerciante o un artigiano il peso può essere ancora maggiore. Pensa a merci, materie prime, energia, affitti, personale e attrezzature.

Più la tua attività è “pesante” in termini di costi, più devi valutare bene il passaggio.

Con il regime ordinario entrano in gioco anche gli ammortamenti.

Se acquisti un bene strumentale, come un computer, un macchinario o un arredo, il costo può essere distribuito su più anni.

Per commercianti e artigiani diventa importante anche il magazzino.

Le rimanenze iniziali e finali incidono sul reddito. Quindi vanno gestite con precisione.

Poi ci sono i contributi previdenziali.

I professionisti possono essere iscritti alla Gestione Separata INPS o a una cassa professionale. Commercianti e artigiani seguono regole diverse, con contributi fissi e percentuali.

Anche qui serve una simulazione.

Guardare solo le imposte è un errore. Il vero costo della partita IVA comprende anche contributi, IVA, gestione contabile e liquidità.

Se sei un freelance digitale, approfondisci anche come funzionano tasse e contributi.

Cosa cambia con la contabilità

Uno dei vantaggi del forfettario è la semplicità.

Hai meno adempimenti, niente liquidazioni IVA e una contabilità più leggera.

Con il regime ordinario la gestione diventa più strutturata.

Devi occuparti di registri IVA, liquidazioni periodiche, dichiarazione IVA e comunicazioni fiscali.

Può sembrare solo burocrazia. In realtà, se impostata bene, la contabilità diventa uno strumento utile.

Ti aiuta a capire quanto guadagni davvero. Ti mostra quali costi pesano di più. Ti aiuta a prevedere tasse, contributi e liquidità.

Passare all’ordinario significa cambiare mentalità.

Non basta più emettere fatture e aspettare la dichiarazione dei redditi.

Serve controllare i numeri durante l’anno.

Quanto hai fatturato? Quanto hai incassato? Quanta IVA dovrai versare? Quali costi sono deducibili? Quanto devi accantonare per tasse e contributi?

Queste domande diventano fondamentali.

Per gestire bene il passaggio servono tre cose: strumenti, metodo e consulenza.

Il primo passo è scegliere un buon software di fatturazione. Deve aiutarti a gestire IVA, clienti, scadenze e documenti.

Il secondo passo è definire procedure semplici.

Ad esempio:

  • quando inviare i documenti allo studio;
  • come archiviare le fatture di acquisto;
  • come controllare incassi e pagamenti;
  • come monitorare IVA e liquidità.

Il terzo passo è coinvolgere il consulente prima del problema.

Il consulente non serve solo per fare la dichiarazione. Serve per leggere i numeri, simulare scenari e pianificare la crescita.

Quando l’attività cresce, improvvisare costa caro.

Evita anche questi errori frequenti nella gestione della partita IVA.

Pianificare il passaggio

Il modo migliore per uscire dal regime forfettario è non farsi sorprendere.

Se aspetti dicembre per controllare i numeri, potresti essere già in ritardo.

La pianificazione deve partire prima.

Ogni mese dovresti sapere quanto hai incassato. E dovresti sapere quanto manca alle soglie.

Questo vale soprattutto se hai clienti ricorrenti, lavori su progetti grandi o incassi concentrati in pochi mesi.

Un singolo pagamento può cambiare tutto.

Per pianificare bene il passaggio devi fare tre cose.

La prima è monitorare le soglie.

Controlla ricavi e compensi incassati. Nel forfettario, infatti, conta il principio di cassa.

La seconda è simulare il carico fiscale e contributivo.

Devi confrontare quanto pagheresti nel forfettario e quanto pagheresti nell’ordinario.

Dentro la simulazione devi inserire imposte, contributi, IVA detraibile, costi deducibili e costi contabili.

La terza è decidere quando uscire.

A volte conviene restare nel forfettario fino all’ultimo anno possibile. Altre volte conviene anticipare il passaggio, soprattutto prima di investimenti importanti.

Prima di uscire dal forfettario, usa questa checklist:

  • verifica se hai ancora i requisiti per il regime forfettario;
  • controlla se esistono cause ostative;
  • monitora ricavi e compensi incassati;
  • valuta il rischio di superare 85.000 o 100.000 euro;
  • stima i costi dei prossimi 12 mesi;
  • simula il confronto tra forfettario e ordinario;
  • valuta l’impatto dell’IVA sui prezzi;
  • pianifica investimenti, assunzioni e collaborazioni;
  • scegli un software adatto alla nuova gestione;
  • confrontati con il consulente prima del cambio.

Uscire dal regime forfettario non è per forza una cattiva notizia.

Spesso significa che la tua attività sta crescendo.

Il punto è gestire il passaggio con metodo. Senza rincorrere scadenze, fatture da correggere o conti ricostruiti all’ultimo momento.

Canale Telegram

Novità fiscali, senza complicazioni

Segui il nostro canale Telegram per ricevere aggiornamenti, promemoria sulle scadenze e consigli pratici.

SEGUI IL CANALE