Skip to main contentSkip to footer

Aprire partita IVA come nutrizionista

Imprese e Professioni

Se vuoi lavorare come biologo nutrizionista libero professionista, devi aprire la partita IVA quando svolgi l’attività in modo abituale.

Ma questo è soltanto uno dei passaggi da affrontare.

Devi avere i requisiti professionali necessari, scegliere il codice ATECO corretto e valutare il regime fiscale.

Devi inoltre occuparti dell’iscrizione all’ENPAB e organizzare correttamente la fatturazione.

In questo articolo ti spiego:

✔️ quando devi aprire la partita IVA come nutrizionista
✔️ quale codice ATECO scegliere
✔️ quando devi iscriverti all’ENPAB
✔️ come funziona il regime forfettario
✔️ come gestire fatture e prestazioni professionali

Aprire partita IVA come nutrizionista

Quando devi aprire la partita IVA come nutrizionista?

Devi aprire la partita IVA quando svolgi l’attività di nutrizionista in modo abituale e professionale.

Non conta soltanto quanto guadagni o quanti clienti hai.

Puoi iniziare anche con pochi appuntamenti alla settimana.

Se però l’attività viene svolta con continuità e organizzazione, occorre valutarne correttamente l’inquadramento fiscale.

Per esercitare come biologo nutrizionista devi inoltre essere iscritto alla sezione A dell’Albo dei Biologi.

Il biologo nutrizionista può valutare i bisogni nutrizionali ed elaborare diete nell’ambito delle proprie competenze. Non può invece effettuare diagnosi mediche o prescrivere farmaci.

Per aprire la partita IVA il professionista utilizza il modello AA9/12.

Nella pratica, conviene però organizzarsi prima.

Uno degli errori che incontriamo più spesso è concentrarsi sull’apertura fiscale senza avere definito esattamente i servizi che verranno offerti.

Prima di partire è meglio chiarire attività, regime fiscale, previdenza e fatturazione.

Partita IVA nutrizionista: quale codice ATECO scegliere?

Il codice ATECO deve identificare l’attività che svolgi realmente.

Dal 2025 è operativa la nuova classificazione ATECO 2025.

Per questo non conviene utilizzare automaticamente codici indicati in vecchie guide o articoli.

La scelta deve partire dalle prestazioni che intendi offrire.

Un biologo nutrizionista può svolgere consulenze nutrizionali, ma può anche affiancare formazione, ricerca o altre attività professionali.

In questi casi bisogna verificare se tutte le prestazioni possono essere ricondotte alla stessa attività oppure se occorrono ulteriori codici.

Per questo è meglio non copiare semplicemente il codice utilizzato da un collega.

Prima di aprire la partita IVA verifichiamo normalmente tutte le attività che il professionista prevede di svolgere.

Quando devi iscriverti all’ENPAB?

Se eserciti la libera professione come biologo, la tua Cassa previdenziale è l’ENPAB.

L’iscrizione è obbligatoria quando eserciti effettivamente l’attività professionale di biologo, anche se svolgi contemporaneamente un altro lavoro.

L’apertura della partita IVA e l’obbligo previdenziale devono quindi essere analizzati separatamente.

ENPAB prevede principalmente un contributo soggettivo, un contributo integrativo e il contributo di maternità.

Sono previsti anche contributi minimi obbligatori e successivi conguagli.

Facciamo un esempio.

Inizi l’attività utilizzando uno studio condiviso e ricevi soltanto pochi clienti ogni settimana.

I costi del locale possono essere contenuti.

Questo non significa però che tutti gli obblighi previdenziali diminuiscano nella stessa proporzione.

Un errore frequente è calcolare soltanto le tasse e dimenticare il costo della previdenza.

Per alcune situazioni ENPAB prevede inoltre riduzioni dei contributi minimi: le condizioni devono essere verificate caso per caso.

Vuoi saperne di più?

Contattaci subito: avrai un team di esperti al tuo servizio!

CHATTA CON NOI, ADESSO!

Un nutrizionista può utilizzare il regime forfettario?

Sì. Un nutrizionista può utilizzare il regime forfettario se possiede tutti i requisiti previsti.

Il limite principale riguarda i compensi dell’anno precedente, che non devono superare 85.000 euro.

Ma il limite dei compensi non è l’unico requisito da controllare.

Bisogna verificare anche le altre cause di esclusione previste dalla normativa.

Nel regime forfettario il reddito non viene calcolato sottraendo dalle entrate tutte le spese realmente sostenute.

Si applica invece un coefficiente di redditività ai compensi incassati.

Sul reddito così determinato viene applicata l’imposta sostitutiva.

L’aliquota ordinaria è del 15%. Per le nuove attività può scendere al 5% quando vengono rispettate tutte le condizioni previste.

Questo non significa però che il forfettario sia sempre la scelta migliore.

Un nutrizionista può sostenere costi per affitto dello studio, attrezzature, software, formazione e altri servizi professionali.

Nel regime forfettario questi costi non vengono dedotti singolarmente.

Prima di scegliere il regime fiscale è quindi utile fare una simulazione tra forfettario e ordinario.

Partita IVA nutrizionista: come gestire fatture e prestazioni?

Aprire la partita IVA è soltanto l’inizio.

Devi anche impostare correttamente fatture, incassi e adempimenti collegati alle prestazioni sanitarie.

Particolare attenzione deve essere dedicata al trattamento IVA.

Le prestazioni sanitarie che rispettano i requisiti previsti possono essere esenti IVA.

Questo non significa però che qualsiasi servizio svolto da un nutrizionista sia automaticamente esente.

Una consulenza nutrizionale e un’attività formativa, per esempio, possono richiedere valutazioni differenti.

Lo stesso vale per la fatturazione.

Per le prestazioni sanitarie rese a persone fisiche esistono regole specifiche sull’utilizzo del Sistema di Interscambio.

Anche la trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria rappresenta un adempimento distinto.

Per questo è importante classificare correttamente le diverse attività fin dall’inizio.

Nella pratica, impostare bene la gestione amministrativa permette di evitare correzioni successive.

Conviene aprire la partita IVA come nutrizionista?

Se vuoi svolgere stabilmente la libera professione, la partita IVA diventa uno degli strumenti necessari per organizzare correttamente la tua attività.

Il punto però non è soltanto aprirla.

Prima di iniziare devi verificare i requisiti professionali, scegliere correttamente l’attività e il regime fiscale, programmare i contributi ENPAB e organizzare la fatturazione.

La domanda da farti non è quindi soltanto: “Quanto pagherò di tasse?”.

È più utile chiederti quanto prevedi di incassare, quali costi avrai e quale organizzazione vuoi dare alla tua attività.

Vuoi chiarire i tuoi dubbi?

Richiedi una consulenza: i nostri professionisti sono a tua disposizione!

PRENOTA UNA CONSULENZA