Quando devi aprire la partita IVA come psicologo?
Devi aprire la partita IVA psicologo quando svolgi l’attività professionale in modo abituale. Non conta soltanto quanto guadagni o quanti pazienti hai.
Puoi iniziare anche con pochi appuntamenti alla settimana. Se però l’attività viene svolta con continuità e organizzazione, assume carattere professionale.
Per esercitare come psicologo devi naturalmente avere anche i requisiti professionali previsti e risultare iscritto all’Albo.
Per aprire la partita IVA, il professionista utilizza il modello AA9/12. La dichiarazione deve essere presentata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.
Nella pratica, conviene però organizzarsi prima.
Uno degli errori che incontriamo più spesso è iniziare a lavorare e occuparsi degli aspetti fiscali soltanto dopo il primo incasso.
Prima di partire è meglio definire attività, regime fiscale, fatturazione e previdenza.
Per approfondire puoi leggere anche la nostra guida su come aprire la partita IVA. Come aprire la partita IVA
Partita IVA psicologo: quale codice ATECO scegliere?
Il codice ATECO identifica l’attività che svolgi.
Con la classificazione ATECO 2025, per psicologi e psicoterapeuti non medici il codice è 86.93.00 – Attività di psicologi e psicoterapeuti, esclusi i medici.
Il codice comprende, tra le altre, le attività di consulenza e trattamento svolte dagli psicologi.
La scelta deve comunque riflettere quello che fai realmente.
Se, oltre all’attività psicologica, svolgi formazione, consulenza aziendale o altre attività, potrebbe essere necessario valutare ulteriori codici ATECO.
Per questo è meglio non copiare semplicemente il codice utilizzato da un collega.
Prima di aprire la partita IVA verifichiamo normalmente tutte le attività che il professionista prevede di svolgere.
Quando devi iscriverti all’ENPAP?
Se lavori come psicologo libero professionista, la tua Cassa previdenziale è l’ENPAP.
L’iscrizione diventa obbligatoria quando sei iscritto all’Albo e incassi un compenso per l’attività professionale di psicologo.
Devi presentare la domanda entro 90 giorni dal primo compenso incassato.
Questo significa che apertura della partita IVA e iscrizione ENPAP non coincidono necessariamente.
Facciamo un esempio.
Apri la partita IVA il 10 gennaio, ma incassi il primo paziente il 15 marzo. Il termine per l’iscrizione ENPAP parte dall’incasso del 15 marzo.
La sola apertura della partita IVA, senza aver ancora ricevuto compensi professionali, non fa nascere l’obbligo di iscrizione ENPAP.
Nel 2026 il contributo soggettivo ENPAP è pari almeno al 10% del reddito netto professionale.
Il contributo integrativo è invece pari al 2% dei corrispettivi lordi e viene normalmente evidenziato in fattura.
Sono previsti anche importi minimi.
Questi contributi devono essere considerati fin dall’inizio.
Un errore frequente è guardare soltanto alle tasse e dimenticare il costo della previdenza.
Uno psicologo può utilizzare il regime forfettario?
Sì. Uno psicologo può utilizzare il regime forfettario se possiede tutti i requisiti previsti dalla normativa.
Nel forfettario il reddito non viene calcolato sottraendo dalle entrate tutte le spese realmente sostenute.
Si applica invece un coefficiente di redditività ai compensi incassati.
Sul reddito così determinato, al netto dei contributi previdenziali deducibili, viene applicata l’imposta sostitutiva.
L’aliquota ordinaria è del 15%.
Per le nuove attività può scendere al 5%, per il periodo previsto dalla normativa, se vengono rispettati tutti i requisiti.
Non significa però che il forfettario sia sempre la scelta migliore.
Uno psicologo può sostenere costi importanti per affitto dello studio, formazione, software, assicurazione e altri strumenti professionali.
Nel regime forfettario questi costi non vengono dedotti singolarmente.
Prima di scegliere il regime fiscale è quindi utile fare una simulazione tra forfettario e ordinario.
Puoi approfondire nella nostra guida aggiornata sul regime forfettario. Scopri come funziona il regime forfettario
Partita IVA psicologo: come gestire fatture e studio?
Aprire la partita IVA è soltanto l’inizio.
Devi anche impostare correttamente fatture, pagamenti, documenti e gestione dei dati dei pazienti.
Particolare attenzione deve essere dedicata al trattamento IVA delle prestazioni.
Non tutte le attività svolte da uno psicologo devono necessariamente essere considerate allo stesso modo.
Le prestazioni sanitarie rivolte alla persona possono seguire regole diverse rispetto, ad esempio, a formazione, docenze o consulenza aziendale.
Per questo è importante classificare correttamente ogni attività.
Lo stesso vale per privacy, consenso informato e conservazione dei documenti.
Nella pratica, uno studio ben organizzato fin dall’inizio permette di evitare molti problemi successivi.
Conviene aprire la partita IVA come psicologo?
Se vuoi svolgere stabilmente la libera professione, la partita IVA diventa uno degli strumenti necessari per organizzare correttamente la tua attività.
Il punto però non è soltanto aprirla.
Prima di iniziare devi scegliere correttamente codice ATECO e regime fiscale, programmare i contributi ENPAP e capire come gestire fatture e costi.
La domanda da farti non è quindi soltanto: “Quanto pagherò di tasse?”.
È più utile chiederti quanto prevedi di incassare, quali costi avrai e quale organizzazione vuoi dare al tuo studio.

