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Pianificazione fiscale: perché serve anche ai piccoli freelance

Imprese e Professioni

La pianificazione fiscale freelance serve a sapere in anticipo quante risorse destinare a tasse e contributi.

Ti aiuta anche a capire quanto denaro puoi realmente utilizzare per le tue spese.

Non significa trovare sistemi per pagare meno tasse. Significa conoscere prima gli impegni fiscali della tua attività e prepararsi alle scadenze.

Questo è importante anche se hai aperto da poco la partita IVA o fatturi ancora poco.

In questo articolo vediamo:

✔️ perché pianificare tasse e contributi;

✔️ quanto denaro accantonare;

✔️ cosa cambia nel regime forfettario;

✔️ come gestire acconti e scadenze;

✔️ quando rivedere i calcoli durante l’anno.

Pianificazione fiscale freelance

Perché la pianificazione fiscale è importante per un freelance?

La pianificazione fiscale freelance ti permette di distinguere quello che incassi da quello che puoi realmente spendere.

Uno degli errori più comuni è guardare soltanto il saldo del conto corrente.

Facciamo un esempio.

Se incassi 8.000 euro per alcuni progetti, potresti pensare di avere 8.000 euro disponibili.

Una parte di quella somma servirà però per tasse, contributi e costi dell’attività.

Il problema diventa ancora più evidente quando gli incassi sono irregolari.

Potresti ricevere diversi pagamenti nello stesso mese e pochissimi nei mesi successivi.

Spendere troppo nel primo periodo può creare problemi quando arriveranno le scadenze fiscali.

Per questo conviene tenere distinti almeno quattro importi:

✔️ compensi già incassati;

✔️ compensi che prevedi di incassare;

✔️ costi dell’attività;

✔️ somme accantonate per tasse e contributi.

Solo dopo puoi capire quanto denaro hai effettivamente a disposizione.

Quanto accantonare per tasse e contributi?

Non esiste una percentuale di accantonamento corretta per tutti i freelance.

La somma necessaria dipende dal regime fiscale, dai contributi previdenziali e dalla situazione personale.

Possono incidere anche altri redditi percepiti durante l’anno.

Per questo utilizzare automaticamente una percentuale trovata online può essere rischioso.

Nella pratica è più utile fare una stima all’inizio dell’anno e aggiornarla con gli incassi effettivi.

Immagina di prevedere compensi annuali per 30.000 euro.

Puoi stimare tasse e contributi sulla base di questa previsione. Se dopo sei mesi hai già incassato 25.000 euro, però, quella stima deve essere rivista.

Lo stesso vale nella situazione opposta.

Se prevedi 50.000 euro di compensi ma il lavoro rallenta, potrebbe essere necessario aggiornare i calcoli.

Un buon sistema consiste nell’accantonare una parte del denaro ogni volta che incassi una fattura. In questo modo eviti di cercare tutta la liquidità pochi giorni prima della scadenza.

Pianificazione fiscale e regime forfettario: cosa controllare?

La pianificazione fiscale nel regime forfettario richiede di distinguere i costi reali dal reddito utilizzato per calcolare le imposte.

Nel forfettario, infatti, non sottrai normalmente dalle fatture ogni costo realmente sostenuto.

Il reddito viene determinato applicando ai ricavi o compensi il coefficiente di redditività previsto per l’attività.

Questo aspetto può creare confusione.

Immagina due freelance che incassano entrambi 50.000 euro.

Il primo lavora da casa e sostiene pochi costi. Il secondo acquista attrezzature, software e servizi esterni per 15.000 euro.

Anche con lo stesso fatturato, la loro disponibilità economica reale è molto diversa.

Prima di scegliere il regime forfettario conviene quindi fare una simulazione. Non basta confrontare soltanto le aliquote fiscali.

Bisogna considerare anche i costi effettivi dell’attività, i contributi previdenziali e il denaro che rimane realmente disponibile.

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Acconti e scadenze: perché possono creare problemi di liquidità?

Le difficoltà fiscali di un freelance non dipendono sempre dall’importo complessivo delle tasse.

Spesso il problema è quando devono essere pagate.

In alcune scadenze possono infatti sommarsi il saldo dell’anno precedente e gli acconti dell’anno in corso.

Questo meccanismo riguarda anche chi applica il regime forfettario.

Può quindi capitare di aver lavorato bene e trovarsi comunque con poca liquidità disponibile al momento del versamento.

Anche i contributi previdenziali devono entrare nella pianificazione.

Per esempio, per i professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS i versamenti comprendono saldo e acconti.

Ecco perché non conviene aspettare la dichiarazione dei redditi per chiedersi quanto bisognerà pagare.

Uno degli errori che incontriamo più spesso è considerare le tasse soltanto quando arriva la scadenza.

È molto più semplice aggiornare periodicamente una previsione e confrontarla con quanto hai già accantonato.

Quando rivedere la pianificazione fiscale freelance?

La pianificazione fiscale deve essere aggiornata quando cambia qualcosa di importante nella tua attività.

Non serve rifare ogni settimana calcoli complessi. È sufficiente controllare periodicamente se le ipotesi iniziali sono ancora realistiche.

Una verifica diventa particolarmente utile quando:

✔️ aumentano molto i compensi;

✔️ sostieni nuovi costi importanti;

✔️ inizi a lavorare con collaboratori;

✔️ cambi attività;

✔️ ti avvicini ai limiti previsti dal regime forfettario.

Quest’ultimo punto merita particolare attenzione.

Aspettare dicembre per controllare quanto hai incassato durante l’anno può essere troppo tardi.

Monitorare gli incassi progressivamente permette invece di prepararsi alle conseguenze di un eventuale cambio di regime.

Questo non significa limitare la crescita dell’attività per rimanere nel forfettario.

Se arriva un nuovo progetto importante, la domanda non dovrebbe essere: “Devo rifiutarlo per non superare una soglia?”.

È più utile chiedersi quanto resterà del nuovo compenso dopo costi, contributi e imposte. In questo modo puoi anche stabilire meglio il prezzo del lavoro.

Pianificazione fiscale freelance: da dove iniziare?

Per iniziare una pianificazione fiscale freelance non serve un complicato foglio di calcolo.

Puoi partire controllando ogni mese quattro dati: quanto hai incassato, quanto prevedi di incassare, quali costi devi sostenere e quanto hai già accantonato.

La previsione va poi aggiornata quando la tua attività cambia.

L’obiettivo non è sapere con mesi di anticipo l’importo esatto delle tasse.

L’obiettivo è evitare che una scadenza fiscale trasformi improvvisamente in un problema un’attività che sta andando bene.

Sapere in anticipo quanto puoi spendere ti aiuta anche a decidere se fare un investimento, accettare un nuovo progetto oppure aumentare i prezzi.

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