Aprire partita IVA come estetista: chi può farlo
Per aprire partita IVA come estetista devi possedere la qualifica professionale richiesta.
Non stai svolgendo una semplice attività libera.
L’estetista opera in un settore regolamentato. Deve quindi dimostrare una preparazione tecnica adeguata.
Normalmente, l’estetista autonoma viene inquadrata come impresa artigiana.
Questo significa che non basta aprire una posizione fiscale presso l’Agenzia delle Entrate.
Servono anche:
- iscrizione al Registro delle Imprese;
- iscrizione all’Albo delle Imprese Artigiane;
- iscrizione alla Gestione Artigiani INPS;
- eventuale iscrizione all’INAIL;
- presentazione della SCIA al SUAP;
- rispetto dei requisiti igienici e sanitari.
Le procedure possono cambiare in base al Comune e alla Regione.
Facciamo un esempio.
Lavori da alcuni anni in un centro estetico. Ti occupi di epilazione, manicure e trattamenti viso.
Hai quindi maturato una buona esperienza pratica.
Prima di metterti in proprio, devi però verificare che la tua qualifica permetta di avviare l’attività.
Requisiti estetista: cosa serve davvero
Il punto più delicato riguarda i requisiti professionali dell’estetista.
Devi possedere la qualifica prevista dalla normativa regionale.
Il percorso può comprendere formazione professionale, specializzazione ed esperienza pratica.
La documentazione viene verificata durante l’avvio dell’attività.
Per questo conviene preparare in anticipo:
- attestati professionali;
- diplomi e certificati;
- documenti relativi ai corsi frequentati;
- contratti di lavoro precedenti;
- prove dell’esperienza maturata.
Non aspettare il momento dell’apertura.
Se i documenti sono incompleti, la pratica può rallentare.
Anche l’affitto di una cabina all’interno di un altro centro richiede attenzione.
Lavorare negli spazi di un’altra attività non significa lavorare senza autorizzazioni.
Possono essere necessari accordi specifici e comunicazioni al SUAP competente.
Codice ATECO estetista: quale scegliere
Il codice ATECO estetista deve descrivere il lavoro realmente svolto.
Con la classificazione ATECO 2025, tra i principali codici del settore troviamo:
- 96.22.01, per i servizi di manicure e pedicure;
- 96.22.09, per gli altri servizi di cura e trattamento della bellezza.
La scelta dipende dai servizi che proponi concretamente.
Potresti occuparti soltanto di unghie. Oppure potresti effettuare epilazione, trattamenti viso e trattamenti corpo.
Se vendi anche cosmetici, potrebbe servire un ulteriore codice per l’attività commerciale.
Il codice ATECO non è soltanto una formalità.
Incide sulla descrizione dell’attività, sugli adempimenti e sul calcolo del reddito nel regime forfettario.
Facciamo un esempio.
Se svolgi soltanto manicure e pedicure, il codice 96.22.01 potrebbe essere adeguato.
Se proponi anche epilazione e trattamenti viso, dovrai valutare il codice 96.22.09.
Meglio definire subito tutti i servizi. Così eviti un inquadramento incompleto.
Regime forfettario estetista: quando conviene
Molte estetiste iniziano con il regime forfettario.
È una scelta frequente perché offre una gestione fiscale più semplice.
Non addebiti l’IVA ai clienti e hai meno obblighi contabili.
Per utilizzare il regime devi rispettare i requisiti previsti. Il limite ordinario è di 85.000 euro di ricavi annui.
Nel forfettario non sottrai dai ricavi tutte le spese effettivamente sostenute.
Il reddito imponibile viene determinato applicando uno specifico coefficiente di redditività.
Su questo risultato paghi un’imposta sostitutiva del 15%.
L’aliquota può scendere al 5% per i primi cinque anni, quando vengono rispettate le condizioni previste per una nuova attività.
Il forfettario, però, non è sempre la soluzione più conveniente.
Un centro estetico può sostenere costi importanti:
- affitto;
- macchinari;
- prodotti;
- arredamento;
- personale;
- utenze;
- pubblicità.
Questi costi non vengono dedotti singolarmente nel regime forfettario.
Se hai una struttura costosa, può essere utile confrontare i diversi regimi fiscali.
Per approfondire puoi leggere il nostro confronto tra regime forfettario e regime ordinario.
Contributi estetista: il costo da non sottovalutare
Quando apri partita IVA come estetista devi considerare i contributi INPS artigiani.
Questo è uno dei costi più importanti.
L’artigiano paga una quota minima di contributi anche quando guadagna poco.
Oltre il reddito minimale, sono dovuti ulteriori contributi percentuali.
Non devi quindi guardare soltanto le tasse.
Devi considerare anche:
- contributi fissi;
- eventuali contributi variabili;
- premio INAIL;
- diritto camerale;
- consulenza fiscale;
- affitto;
- prodotti e materiali;
- assicurazione professionale;
- software per appuntamenti e pagamenti.
Facciamo un esempio.
Incassi 100 euro per alcuni trattamenti.
Da questa somma devi togliere prodotti, contributi, tasse e costi generali.
Il fatturato non corrisponde al tuo guadagno.
Quello che resta dopo tutte le spese rappresenta il vero risultato della tua attività.
Per avere un quadro più completo, leggi anche il nostro articolo su quanto costa aprire una partita IVA.
Costi per aprire partita IVA estetista
Oltre a tasse e contributi, devi valutare i costi iniziali dell’attività.
Le spese più frequenti riguardano:
- attrezzature professionali;
- prodotti e materiali;
- arredamento del locale;
- eventuali lavori di adeguamento;
- PEC e firma digitale;
- pratiche camerali;
- SCIA comunale;
- assicurazione;
- consulente fiscale;
- software gestionale.
L’importo cambia molto in base al progetto.
Un’estetista che affitta una cabina avrà costi diversi rispetto a chi apre un centro completo.
Prima di iniziare, prepara un piccolo piano economico.
Non deve essere complicato.
Devi capire quanto ti serve per partire e quanti clienti devi avere per coprire le spese.
Puoi approfondire la differenza tra professionista e impresa nella nostra guida su come aprire la partita IVA.
Aprire partita IVA estetista: errori da evitare
Il primo errore è pensare che basti aprire la partita IVA online.
Non è così.
Devi possedere la qualifica e completare tutte le iscrizioni richieste.
Il secondo errore è scegliere il codice ATECO senza analizzare i servizi offerti.
Manicure, trattamenti estetici e vendita di prodotti possono richiedere inquadramenti diversi.
Il terzo errore è sottovalutare i contributi INPS.
Nei primi mesi i clienti possono essere ancora pochi. I contributi fissi possono quindi pesare molto.
Il quarto errore è prendere un locale senza verificarne l’idoneità.
Non tutti gli immobili possono ospitare un centro estetico.
Il quinto errore è proporre prezzi troppo bassi.
Il prezzo deve coprire prodotti, tempo, contributi e costi della struttura.
Altrimenti rischi di lavorare molto senza guadagnare.
Da dipendente a estetista autonoma
Molte estetiste decidono di mettersi in proprio dopo alcuni anni da dipendenti.
Hai già esperienza.
Conosci i trattamenti e sai gestire i clienti.
Prima di aprire, devi però verificare tre aspetti.
Il primo è professionale: possiedi la qualifica necessaria?
Il secondo è economico: hai calcolato contributi, tasse e spese mensili?
Il terzo è organizzativo: hai un locale o una modalità di lavoro autorizzata?
Facciamo un esempio.
Sara lavora da cinque anni in un centro estetico.
Vuole aprire un piccolo studio e lavorare senza dipendenti.
Prima verifica la qualifica e l’idoneità del locale.
Poi sceglie il codice ATECO e simula tasse e contributi.
Infine calcola quanti clienti servono per coprire i costi mensili.
Solo dopo apre la partita IVA.
Questo approccio riduce gli imprevisti e protegge la liquidità.
Se vuoi mantenere anche il tuo impiego, leggi la nostra guida su partita IVA e lavoro dipendente.
Checklist prima di aprire partita IVA come estetista
Prima di iniziare, prepara questa checklist:
- documento di identità;
- codice fiscale;
- PEC;
- firma digitale;
- attestati professionali;
- documenti sull’esperienza lavorativa;
- elenco dei servizi offerti;
- codice ATECO;
- verifica del locale;
- pratica SCIA;
- stima dei costi iniziali;
- simulazione fiscale e contributiva;
- listino prezzi.
Questa fase può sembrare complicata.
In realtà ti permette di iniziare con maggiore sicurezza.
Aprire un centro estetico non significa soltanto compilare moduli.
Significa costruire una vera impresa.
Aprire partita IVA come estetista: conclusione
Aprire partita IVA come estetista può essere una buona opportunità.
Soprattutto se hai esperienza, clienti potenziali e voglia di lavorare in autonomia.
Devi però partire con le idee chiare.
Prima verifica i requisiti professionali.
Poi scegli il codice ATECO corretto.
Infine calcola tasse, contributi e costi di gestione.
Il consiglio è semplice: non guardare soltanto quanto puoi incassare.
Calcola quanto ti resta davvero.

