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Checklist del primo anno con partita IVA

Imprese e Professioni

Hai appena aperto la partita IVA o stai pensando di farlo?

Il primo anno con partita IVA porta entusiasmo, nuovi clienti e molte decisioni.

Porta anche scadenze, contributi e adempimenti spesso poco conosciuti.

Il rischio è considerare tutto il fatturato come denaro disponibile; Poi arriva il primo modello F24 e iniziano le preoccupazioni.

Una buona organizzazione aiuta a evitare brutte sorprese. Per questo serve una checklist del primo anno con partita IVA.

Vediamo cosa controllare, dall’apertura fino alla prima dichiarazione dei redditi.

Primo anno partita IVA

Primo anno partita IVA: cosa decidere prima dell’apertura

Prima di aprire la partita IVA devi definire correttamente la tua attività.

Un libero professionista segue regole diverse rispetto a un artigiano o commerciante. Cambiano gli adempimenti iniziali, i contributi e le iscrizioni obbligatorie.

Devi poi scegliere il codice ATECO più adatto. Il codice deve rappresentare l’attività svolta realmente.

Un codice troppo generico può creare problemi. Può influire sulla gestione previdenziale, sul regime fiscale e sull’accesso ad alcune agevolazioni.

Un consulente digitale, per esempio, non dovrebbe scegliere un codice trovato casualmente online. Deve valutare quali servizi offrirà e come lavorerà.

Anche il regime fiscale va scelto guardando i numeri. Non basta pensare che il regime forfettario sia sempre conveniente.

Il forfettario può essere vantaggioso per molti professionisti. Tuttavia, occorre verificare requisiti, costi, ricavi previsti e possibilità di crescita.

Scopri come aprire una partita IVA in questo articolo di Studio Cartello.

Apertura della partita IVA: la checklist iniziale

L’apertura della partita IVA richiede alcuni adempimenti. Questi cambiano in base all’attività svolta.

Le persone fisiche devono comunicare l’inizio dell’attività all’Agenzia delle Entrate. Per una ditta individuale può essere necessaria la procedura ComUnica.

A seconda dei casi, potrebbero servire anche:

  • iscrizione al Registro delle Imprese;
  • apertura della posizione previdenziale;
  • iscrizione all’INAIL;
  • presentazione della SCIA;
  • attivazione della PEC;
  • firma digitale.

Un professionista senza una cassa autonoma deve generalmente iscriversi alla Gestione Separata INPS.

Artigiani e commercianti seguono invece regole previdenziali differenti. Per loro possono essere previsti anche contributi minimi obbligatori.

Prima dell’apertura è quindi importante stimare i costi fissi dell’attività. Farlo dopo potrebbe essere troppo tardi.

Anche la scelta del commercialista merita attenzione. Non valutare soltanto il prezzo del servizio.

Scegli un professionista che conosca il tuo settore. 

Organizzazione del primo anno con partita IVA

Una volta aperta la posizione, devi costruire un metodo di lavoro semplice.

Per prima cosa scegli un software di fatturazione elettronica. Ti aiuterà a emettere, conservare e controllare le fatture.

Apri poi un conto dedicato all’attività. Non è sempre obbligatorio, ma è molto utile.

Separare le spese personali da quelle professionali rende tutto più chiaro. Puoi controllare gli incassi e capire quanto denaro resta disponibile.

Crea anche alcune cartelle digitali:

  • fatture emesse;
  • fatture ricevute;
  • contratti e preventivi;
  • ricevute di pagamento;
  • documenti bancari;
  • comunicazioni fiscali.

Prepara inoltre un calendario delle scadenze fiscali.

Non devi conoscere ogni regola. Devi però sapere quando potrebbero arrivare imposte, contributi e altri pagamenti.

Delegare la contabilità non significa ignorarla. Il commercialista gestisce gli adempimenti, ma tu devi conoscere la situazione economica.

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Tasse del primo anno: perché devi accantonare

Uno degli errori più comuni riguarda gli incassi.

Immagina di incassare 3.000 euro. Quell’importo non rappresenta interamente il tuo guadagno.

Una parte servirà per pagare imposte e contributi. Un’altra servirà per coprire i costi dell’attività.

Per questo conviene creare un accantonamento fiscale mensile.

Puoi trasferire una parte degli incassi su un conto separato.

La percentuale corretta dipende da diversi elementi:

  • regime fiscale;
  • codice ATECO;
  • gestione previdenziale;
  • altri redditi;
  • costi deducibili;
  • eventuali agevolazioni.

Non esiste quindi una percentuale valida per tutti.

Facciamo un esempio.

Sara lavora come consulente digitale e incassa 4.000 euro al mese. Dopo ogni pagamento trasferisce una quota su un conto dedicato.

Quando arrivano tasse e contributi, non deve utilizzare i risparmi personali. Il denaro necessario è già disponibile.

Questa semplice abitudine riduce lo stress finanziario e migliora la gestione della liquidità.

Contributi partita IVA: controlla la gestione previdenziale

I contributi cambiano in base all’attività esercitata.

I liberi professionisti senza cassa autonoma versano generalmente i contributi alla Gestione Separata INPS.

In questo caso, i contributi sono normalmente calcolati sul reddito prodotto. Non sono previsti gli stessi contributi fissi di artigiani e commercianti.

Artigiani e commercianti hanno invece una contribuzione diversa. Una parte può essere dovuta anche con ricavi bassi o assenti.

Questo aspetto incide molto sulla sostenibilità dell’attività.

Un piccolo commerciante potrebbe avere pochi incassi nei primi mesi. Deve comunque considerare i contributi minimi e le altre spese.

Prima di stabilire prezzi e obiettivi, devi quindi conoscere il tuo costo previdenziale annuale.

Primo anno partita IVA: controllo dopo sei mesi

Dopo sei mesi è utile fermarsi e controllare i risultati.

Non guardare soltanto il fatturato. Verifica anche:

  • quanto hai realmente incassato;
  • quali clienti pagano in ritardo;
  • quanto spendi ogni mese;
  • quanto hai accantonato;
  • quante ore lavori;
  • quale margine ottieni.

Supponiamo che un freelance fatturi molto, ma applichi tariffe troppo basse.

Lavora ogni giorno, ma non riesce ad accantonare abbastanza. Il problema non riguarda soltanto le tasse. Riguarda il modello economico.

Un controllo dopo i primi sei mesi permette di correggere prezzi, servizi e organizzazione.

Puoi anche verificare il volume dei ricavi. Questo controllo è importante soprattutto nel regime forfettario.

Il superamento dei limiti previsti può comportare l’uscita dal regime. Le conseguenze cambiano in base all’importo raggiunto.

Leggi cosa succede quando superi i limiti del regime forfettario.

Primo anno partita IVA: gli errori da evitare

Nel primo anno prova a evitare questi errori:

  • spendere tutti gli incassi;
  • dimenticare imposte e contributi;
  • mescolare conti personali e professionali;
  • scegliere il regime seguendo consigli generici;
  • non controllare le scadenze;
  • applicare prezzi senza calcolare i costi;
  • consegnare tardi i documenti al commercialista.

Anche rimandare ogni verifica alla dichiarazione annuale è rischioso.

Quando un problema emerge dopo dodici mesi, spesso restano poche soluzioni. Un controllo periodico permette invece di intervenire subito.

Ricorda inoltre che fatturato e reddito non sono la stessa cosa.

Il fatturato indica quanto hai venduto o incassato. Il reddito rappresenta la base sulla quale vengono calcolate imposte e contributi.

Confondere questi due valori può portarti a spendere somme che serviranno nei mesi successivi.

Primo anno partita IVA: parti con un metodo

Aprire la partita IVA non significa soltanto compilare un modello.

Significa costruire un’attività sostenibile, organizzata e consapevole.

Scegli correttamente il regime fiscale. Controlla i contributi e separa il denaro destinato alle tasse.

Verifica inoltre i risultati almeno ogni sei mesi. In questo modo puoi correggere velocemente prezzi, costi e obiettivi.

Non devi diventare un esperto fiscale. Devi avere un metodo e sapere quali domande fare.

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