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Aprire partita IVA come idraulico

Imprese e Professioni

Aprire partita IVA come idraulico può essere una scelta interessante.

La richiesta di interventi è costante.
Guasti, manutenzioni, ristrutturazioni e nuove installazioni non mancano mai.

Però mettersi in proprio non significa solo comprare attrezzi e trovare clienti.

Servono requisiti professionali, iscrizioni corrette, contributi da pagare e una scelta fiscale adatta.

In questa guida vediamo cosa sapere prima di iniziare.

Aprire partita IVA come idraulico

Aprire partita IVA idraulico: quali requisiti servono

L’idraulico non svolge una semplice attività manuale.

Quando installa o modifica impianti, entra in un settore regolato dal DM 37/2008.
Questo decreto riguarda gli impianti all’interno degli edifici.

Per lavorare in regola servono requisiti tecnico-professionali.

Di solito si possono ottenere con:

  • titolo di studio tecnico coerente;
  • esperienza documentata presso imprese abilitate;
  • percorsi professionali riconosciuti;
  • qualifica come responsabile tecnico dell’impresa.

Le Camere di Commercio richiamano proprio questi requisiti per le attività di installazione impianti.

Esempio pratico.

Se hai lavorato per anni come dipendente in un’impresa idraulica, potresti avere già parte dell’esperienza necessaria.
Ma va verificata con attenzione.

Non basta “saper fare il lavoro”.
Devi poter dimostrare i requisiti richiesti.

Codice ATECO idraulico: quale scegliere

Quando apri la partita IVA devi indicare il codice ATECO.

Per l’idraulico si guarda alla famiglia 43.22, dedicata all’installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e condizionamento.

Nella nuova classificazione ATECO 2025 trovi, ad esempio:

  • 43.22.05 installazione di altri impianti termo-idraulici;
  • 43.22.06 installazione di impianti per la distribuzione del gas;
  • 43.22.07 installazione di impianti di riscaldamento e condizionamento.

La scelta non è solo formale.

Il codice ATECO incide sulla tua posizione fiscale, previdenziale e assicurativa.
Influisce anche sul coefficiente di redditività, se scegli il regime forfettario.

Per molti idraulici in forfettario il coefficiente è pari all’86%.

Vuol dire che, su 10.000 euro incassati, il reddito fiscale sarà 8.600 euro.
I restanti 1.400 euro sono considerati costi forfettari.

Regime forfettario idraulico: quando conviene

Il regime forfettario è spesso la prima scelta per chi parte da solo.

È semplice.
Non applichi IVA in fattura.
Hai meno adempimenti contabili.
Paghi un’imposta sostitutiva del 15%, oppure del 5% se rispetti i requisiti da nuova attività.

Nel 2026 il regime forfettario resta riservato alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arte o professione.

Il limite generale di ricavi o compensi resta 85.000 euro.
Se superi questa soglia, ma non i 100.000 euro, esci dal regime dall’anno successivo.

Se invece superi i 100.000 euro, l’uscita è immediata.
Da quel momento devi applicare le regole ordinarie.

Attenzione però.

Per un idraulico il forfettario non è sempre la scelta migliore.

Se devi comprare un furgone, attrezzature costose e materiali importanti, l’ordinario può diventare interessante.
Nel regime ordinario, infatti, puoi dedurre i costi reali.

Esempio semplice.

Se incassi 40.000 euro e hai pochi costi, il forfettario può essere comodo.
Se incassi 40.000 euro ma spendi molto per mezzo, materiali e collaboratori, meglio simulare.

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Contributi INPS artigiani: quanto si paga

L’idraulico che lavora in proprio viene normalmente iscritto alla Gestione Artigiani INPS.

Qui c’è un punto importante.

I contributi non dipendono solo da quanto guadagni.
Esistono contributi fissi minimi, dovuti anche se incassi poco.

Per il 2026 l’INPS indica l’aliquota del 24% per gli artigiani.

Il contributo minimo si versa in quattro rate.
Le scadenze 2026 sono 18 maggio, 20 agosto, 17 novembre e 16 febbraio 2027.

Questo aspetto va pianificato bene.

Molti aprono la partita IVA guardando solo alle tasse.
Poi scoprono i contributi fissi e si trovano in difficoltà.

Esempio pratico.

Se parti a gennaio e nei primi mesi lavori poco, i contributi arrivano comunque.
Per questo serve una piccola riserva di cassa.

Costi per aprire partita IVA idraulico

Oltre a tasse e contributi, devi considerare i costi di avvio.

Le voci più frequenti sono:

  • attrezzatura professionale;
  • furgone o mezzo da lavoro;
  • assicurazione;
  • PEC e firma digitale;
  • pratiche camerali;
  • eventuale consulente;
  • software per fatture e gestione clienti.

Poi ci sono SCIA, iscrizione al Registro Imprese e Albo Artigiani.

Molte pratiche vengono gestite tramite Comunicazione Unica.
In questo modo si coordinano Agenzia Entrate, Camera di Commercio, INPS e INAIL.

Il consiglio è semplice.

Prima di aprire, prepara un piccolo piano dei costi.
Non deve essere complicato.
Basta capire quanto ti serve per iniziare e quanti lavori devi fare per coprire le spese.

Aprire partita IVA idraulico: errori da evitare

Gli errori più comuni sono sempre gli stessi.

Scegliere un codice ATECO sbagliato.
Sottovalutare i contributi INPS.
Aprire senza requisiti professionali chiari.
Non calcolare bene i costi iniziali.
Dimenticare assicurazione e gestione della responsabilità.

Un altro errore è confondere incasso e guadagno.

Se fatturi 50.000 euro, non significa che ti restano 50.000 euro.
Devi togliere contributi, imposte, carburante, materiali, assicurazioni e manutenzioni.

Per questo conviene fare una simulazione prima.

Puoi approfondire anche qui: aprire una partita IVA: ecco quello che devi sapere e quanto costa aprire una partita IVA.

Conclusione

Aprire partita IVA come idraulico può essere una buona opportunità.

Ma va fatto con metodo.

Devi verificare i requisiti professionali, scegliere il codice ATECO corretto, valutare il regime fiscale e pianificare i contributi.

Il regime forfettario può essere molto comodo all’inizio.
Ma non va scelto in automatico.

Ogni situazione merita una simulazione.

Vuoi aprire partita IVA come idraulico senza partire alla cieca?
Fatti aiutare da un consulente prima di iniziare: eviterai errori che possono costare molto più della consulenza.

Se invece fatturi già molto, valuta se il regime scelto è ancora quello giusto.

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