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Aprire partita IVA come infermiere

Imprese e Professioni

Hai appena finito Infermieristica e ti hanno proposto di lavorare con partita IVA?

Magari in una RSA, con una cooperativa o nell’assistenza domiciliare.

È una situazione sempre più comune.
La partita IVA può aiutarti a iniziare subito a lavorare. Però non è solo “aprire un numero”.

Significa gestire tasse, contributi, fatture, assicurazione e incassi.
E soprattutto capire quanto ti resta davvero in tasca.

In questo articolo ti spiego cosa deve sapere un infermiere neolaureato prima di aprire partita IVA.

Partita IVA infermiere

Partita IVA infermiere: cosa serve prima di iniziare

Prima della partita IVA servono tre cose fondamentali:

  • laurea in Infermieristica;
  • abilitazione professionale;
  • iscrizione all’OPI, cioè l’Ordine delle Professioni Infermieristiche.

Senza iscrizione all’albo non puoi esercitare come infermiere libero professionista.

Dopo questo passaggio puoi aprire partita IVA e iniziare l’attività autonoma.

Il consiglio è semplice: non aprirla “al buio”.
Prima fatti mettere per iscritto compensi, turni e tipo di collaborazione.

Esempio pratico: se una RSA ti propone 25 euro lordi all’ora, devi capire il netto.
Da quel lordo usciranno contributi, imposte e costi professionali.

Scopri cosa sapere prima di aprire una partita IVA.

Codice ATECO infermiere: perché è importante

Quando apri partita IVA devi indicare anche il codice ATECO.

È il codice che identifica la tua attività davanti al Fisco.
Per un infermiere non è un dettaglio secondario.

Il codice ATECO serve a inquadrare correttamente la professione.
Inoltre può incidere sul regime fiscale e sul calcolo del reddito imponibile.

Per questo è meglio non copiare codici trovati online anni fa.
La scelta va verificata con attenzione prima dell’apertura.

Un errore sul codice ATECO può creare confusione nella gestione fiscale.
E può complicare anche il rapporto con previdenza e dichiarazioni.

Il punto è semplice: la partita IVA va aperta bene dall’inizio.

Regime forfettario infermiere: perché piace a chi inizia

Molti infermieri neolaureati scelgono il regime forfettario.

È il regime fiscale più semplice per chi parte da zero.
Prevede meno adempimenti e una tassazione più leggera.

Nel regime forfettario, in generale:

  • non applichi IVA in fattura;
  • hai una contabilità semplificata;
  • paghi un’imposta sostitutiva;
  • puoi avere l’aliquota al 5% per i primi anni, se hai i requisiti;
  • devi rispettare il limite annuo di compensi.

Per approfondire leggi la guida di Studio Cartello sul regime forfettario 2026.

Attenzione però: forfettario non significa zero tasse.

Significa pagare con regole più semplici.
Ma devi comunque considerare contributi, imposte e costi professionali.

Regime forfettario infermiere: esempio semplice

Facciamo un esempio pratico.

Immagina un infermiere neolaureato che incassa 30.000 euro nel primo anno.

Nel regime forfettario non si sottraggono i costi reali.
Si applica invece un coefficiente di redditività.

Per molte attività professionali sanitarie il coefficiente è pari al 78%.
Quindi, su 30.000 euro, il reddito imponibile lordo è 23.400 euro.

Da questo importo si sottraggono i contributi previdenziali deducibili.
Poi si calcola l’imposta sostitutiva.

Il risultato è il tuo carico fiscale.
Non coincide mai con il totale incassato.

Per questo è importante ragionare sempre sul netto reale, non sul lordo.

Scopri quanto si paga davvero di tasse con partita IVA.

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ENPAPI infermieri: i contributi da non dimenticare

Se lavori come infermiere libero professionista devi occuparti anche di ENPAPI.

ENPAPI è la cassa previdenziale degli infermieri liberi professionisti.

Questo significa che, oltre alle tasse, devi considerare anche i contributi previdenziali.

È uno degli aspetti più sottovalutati da chi inizia.

Quando ricevi una proposta di collaborazione, non devi chiederti solo: “Quanto mi pagano all’ora?”

La domanda giusta è: “Quanto mi resta dopo tasse, ENPAPI e costi?”

Esempio: un compenso lordo può sembrare interessante.
Ma se non fai bene i conti, il netto può essere molto diverso.

Per questo conviene fare una simulazione prima di iniziare.
Meglio sapere subito quanto accantonare ogni mese.

Leggi la nostra guida su quanto costa davvero aprire una partita IVA

Partita IVA infermiere o lavoro dipendente: cosa cambia

Il lavoro dipendente offre tutele più stabili.

Hai ferie, malattia, turni definiti, TFR e stipendio prevedibile.

Con la partita IVA, invece, hai più libertà.
Puoi collaborare con più strutture e organizzare meglio il tuo percorso.

Però hai anche più responsabilità.

Devi emettere fatture, controllare gli incassi, pagare i contributi e seguire le scadenze.

Il rischio più grande è la falsa partita IVA.

Succede quando lavori per una sola struttura, con orari imposti e vincoli simili a un dipendente.
Però senza le tutele del dipendente.

Prima di accettare, fatti queste domande:

  • chi decide i turni?
  • posso lavorare anche con altri clienti?
  • il compenso copre tasse e contributi?
  • cosa succede se mi ammalo?
  • devo sostenere costi assicurativi o formativi?

Sono domande pratiche.
Ma fanno la differenza.

Per approfondire, leggi Partita IVA e lavoro dipendente: cosa sapere.

Partita IVA infermiere: come partire con il piede giusto

Aprire partita IVA può essere una buona scelta.

Soprattutto se hai già una proposta concreta e un compenso sostenibile.

Prima di iniziare, però, fai una simulazione del netto.

Parti dal compenso lordo annuo previsto.
Poi considera:

  • contributi ENPAPI;
  • imposta sostitutiva;
  • assicurazione professionale;
  • consulenza fiscale;
  • eventuali corsi e aggiornamenti;
  • strumenti di fatturazione.

Esempio: se una cooperativa ti propone molti turni, calcola il totale annuo.
Poi verifica quanto resta dopo contributi e imposte.

Solo così capisci se la proposta regge davvero.

La partita IVA non deve essere una scelta fatta per paura.
Deve essere una scelta consapevole.

Conclusione

La partita IVA per infermiere neolaureato può aprire molte opportunità.

Puoi iniziare subito a lavorare, fare esperienza e costruire collaborazioni utili.

Ma devi conoscere bene regole, costi e contributi.

Il punto non è solo “quanto fatturo”.
Il punto è quanto resta davvero dopo tasse, ENPAPI e spese.

Prima di aprire la partita IVA, fai una simulazione personalizzata.

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