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Contributi INPS partita IVA: differenza tra artigiani, commercianti e Gestione Separata

Guide Fiscali

Stai aprendo una partita IVA e vuoi capire quali contributi INPS dovrai pagare?

È una delle prime domande da farsi.
Ed è anche una delle più importanti.

Quando si parla di partita IVA, infatti, si pensa subito alle tasse.
Ma spesso i contributi previdenziali pesano molto sul guadagno reale.

Il problema è che non tutti pagano gli stessi contributi INPS.

Un consulente digitale, un e-commerce, un parrucchiere e un web developer possono avere regole diverse.
La differenza dipende dalla gestione corretta: Gestione separata INPS, gestione artigiani o gestione commercianti.

In questo articolo vediamo come funzionano.
Con esempi semplici e senza tecnicismi inutili.

Leggi anche il nostro articolo su Aprire una partita IVA: ecco quello che devi sapere.

Contributi INPS partita IVA

Contributi INPS: perché sono importanti

I contributi INPS sono i versamenti che servono a costruire la tua pensione futura.

Se lavori come dipendente, una parte viene trattenuta in busta paga.
Un’altra parte viene pagata dal datore di lavoro.

Con la partita IVA funziona diversamente.

Se lavori in proprio, sei tu a dover versare i contributi.
Per questo devi considerarli quando calcoli quanto ti resta davvero.

Facciamo un esempio.

Incassi 30.000 euro in un anno.
Non significa che hai guadagnato 30.000 euro.

Da quell’importo devi togliere:

  • contributi INPS;
  • imposte;
  • eventuali costi dell’attività;
  • commercialista e strumenti di lavoro.

Per questo è importante sapere subito in quale gestione INPS rientri.

Sbagliare gestione può creare problemi.
Potresti pagare contributi non corretti o ricevere richieste successive dall’INPS.

Differenza tra tasse e contributi

La differenza tra tasse e contributi è fondamentale.

Le tasse servono a finanziare lo Stato e i servizi pubblici.
Nel regime forfettario, ad esempio, paghi un’imposta sostitutiva del 5% o del 15%.

I contributi, invece, servono alla previdenza.

In pratica, alimentano la tua posizione pensionistica.
Sono quindi collegati alla pensione e ad alcune tutele.

Per capire il tuo guadagno netto devi sommare entrambi.

Non basta chiedersi: “quante tasse pago?”.
La domanda corretta è: quanto pago tra tasse e contributi?

Questo vale soprattutto per chi lavora in forfettario.

Il regime forfettario sembra leggero perché ha una tassa ridotta.
Ma i contributi INPS restano dovuti.

E possono cambiare molto in base all’attività svolta.

Gestione separata INPS

La Gestione separata INPS riguarda molti liberi professionisti senza cassa professionale.

Parliamo, ad esempio, di:

  • consulenti;
  • copywriter;
  • social media manager;
  • sviluppatori;
  • formatori;
  • designer;
  • freelance digitali.

La caratteristica principale è semplice: nella Gestione separata non ci sono contributi fissi minimi.

Paghi i contributi solo in percentuale sul reddito.

Quindi, se guadagni poco, paghi poco.
Se non hai reddito, in linea generale non versi contributi.

Questo è un grande vantaggio nei primi anni di attività.
Soprattutto quando gli incassi sono ancora incerti.

Facciamo un esempio.

Se sei un social media manager in forfettario e incassi 20.000 euro, non calcoli i contributi su tutto l’incasso.

Prima applichi il coefficiente di redditività previsto dal codice ATECO.

Se il coefficiente è 78%, il reddito imponibile sarà:

20.000 x 78% = 15.600 euro.

Su questo importo calcoli i contributi INPS.

La Gestione separata è quindi molto usata dai professionisti digitali.
Ma va comunque pianificata bene.

Gestione artigiani

La gestione artigiani riguarda chi svolge un’attività d’impresa con prevalente lavoro manuale, tecnico o operativo.

Rientrano spesso in questa gestione:

  • parrucchieri;
  • estetisti;
  • falegnami;
  • elettricisti;
  • idraulici;
  • installatori;
  • riparatori.

Qui il ragionamento cambia molto rispetto alla Gestione separata.

Gli artigiani pagano contributi fissi annuali.
Questi contributi sono dovuti anche se il reddito è basso.

Quindi puoi dover pagare contributi anche nel primo anno.
Anche se hai incassato poco.

Esempio.

Apri una piccola attività artigiana.
Nel primo anno incassi 8.000 euro.

Potresti comunque dover versare i contributi minimi previsti.
Questo perché l’INPS applica un reddito minimale.

La gestione artigiani può quindi essere più pesante all’inizio.
Soprattutto se l’attività parte lentamente.

Per questo è importante valutare bene l’inquadramento prima di aprire.

Non conta solo il nome dell’attività. Conta cosa fai davvero.

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Gestione commercianti

La gestione commercianti riguarda chi svolge attività di vendita o intermediazione commerciale.

Rientrano spesso in questa gestione:

  • negozi fisici;
  • e-commerce;
  • bar;
  • ristoranti;
  • attività di compravendita;
  • agenti e rappresentanti.

Anche i commercianti pagano contributi fissi annuali.

La logica è simile a quella degli artigiani.
Prima versi una quota minima.
Poi, se il reddito supera il minimale, versi altri contributi sulla parte eccedente.

Facciamo un esempio pratico.

Apri un e-commerce in regime forfettario.
Vendi accessori acquistati da fornitori.

Anche se lavori da casa e vendi online, potresti rientrare nella gestione commercianti.
Perché la tua attività principale è la vendita.

Questo è un punto importante.

Non conta solo lavorare online.
Conta la natura dell’attività svolta.

Un freelance che offre consulenza lavora in modo diverso da chi vende prodotti.
E anche la gestione INPS cambia.

Contributi fissi e contributi a percentuale

La differenza più importante è tra contributi fissi e contributi a percentuale.

I contributi fissi riguardano artigiani e commercianti.

Sono importi minimi da versare durante l’anno.
Di solito vengono pagati in più rate.

Questi contributi sono dovuti anche se il reddito è basso.
Per questo possono pesare molto nei primi anni.

I contributi a percentuale, invece, si calcolano sul reddito.

Per artigiani e commercianti si applicano sulla parte che supera il minimale.
Per la Gestione separata, invece, tutto funziona a percentuale.

Ecco una sintesi semplice.

AttivitàGestione INPSContributi fissiContributi a percentuale
Consulente digitaleGestione separataNo
Web developer freelanceGestione separata o altra gestione, secondo attivitàDipende
ParrucchiereArtigianiSì, oltre il minimale
E-commerceCommerciantiSì, oltre il minimale

Il punto chiave è questo: la Gestione separata è più proporzionale al reddito.

Artigiani e commercianti, invece, hanno una base minima da sostenere.

Regime forfettario e contributi

Il regime forfettario semplifica il calcolo delle imposte.
Ma non elimina i contributi INPS.

Questo è uno degli errori più comuni.

Molti pensano: “sono forfettario, pago solo il 5%”.
Non è così.

Nel forfettario paghi:

  • imposta sostitutiva;
  • contributi INPS;
  • eventuali altri costi dell’attività.

Il reddito si calcola applicando il coefficiente di redditività agli incassi.

Esempio.

Incassi 40.000 euro.
Hai un coefficiente di redditività del 78%.

Il reddito forfettario sarà:

40.000 x 78% = 31.200 euro.

Su questo reddito calcoli imposte e contributi.

Per artigiani e commercianti esiste anche una possibile agevolazione.
In alcuni casi possono chiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS.

Attenzione però: non è automatica.
Va richiesta all’INPS.

Inoltre, questa riduzione non vale per i professionisti in Gestione separata.

Quindi il forfettario può aiutare.
Ma non sostituisce una corretta pianificazione contributiva.

Come capire la gestione corretta

Per capire la gestione INPS corretta devi partire dall’attività reale.

Non basta scegliere il codice ATECO.
E non basta scegliere la gestione che costa meno.

Devi chiederti:

  • svolgo una professione intellettuale senza cassa?
  • vendo prodotti o servizi commerciali?
  • produco, trasformo o svolgo attività manuale?
  • ho anche un lavoro dipendente?
  • lavoro da solo o con collaboratori?
  • la mia attività è abituale o solo occasionale?

Facciamo alcuni esempi.

Un grafico freelance che crea loghi per clienti può rientrare nella Gestione separata.

Un soggetto che stampa e vende prodotti personalizzati potrebbe invece essere artigiano o commerciante.
Dipende da come è organizzata l’attività.

Un e-commerce che rivende accessori acquistati da fornitori sarà normalmente commerciante.

Un web developer che fa consulenza può essere in Gestione separata.
Ma se svolge attività più strutturate, l’inquadramento va verificato con attenzione.

La regola pratica è questa: prima si analizza l’attività, poi si sceglie la gestione INPS.

Fare il contrario può costare caro.

Un inquadramento sbagliato può portare a contributi arretrati, sanzioni e richieste dell’INPS.

Contributi INPS partita IVA: conclusione

I contributi INPS per partita IVA non funzionano allo stesso modo per tutti.

La Gestione separata è più proporzionale.
Paghi in base al reddito e non hai contributi fissi.

Artigiani e commercianti, invece, devono considerare i contributi minimi annuali.
Questo può incidere molto nei primi anni di attività.

Il regime forfettario può aiutare.
Soprattutto per artigiani e commercianti che possono chiedere la riduzione contributiva.

Ma la scelta più importante resta l’inquadramento corretto.

Prima di aprire partita IVA, o se hai dubbi sulla tua posizione, conviene fare una verifica completa.

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