Aprire partita IVA spaventa molti. Tasse, contributi, burocrazia. Tutto insieme.
La buona notizia è che, nel 2026, il regime forfettario resta la scelta più pratica per iniziare. Soprattutto se parti da zero o lavori già come dipendente.
In questo articolo ti spiego come funziona davvero il regime forfettario 2026, senza tecnicismi inutili.
Alla fine saprai se fa per te oppure no.
Regime forfettario 2026: perché conviene a chi inizia
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato.
Nasce per aiutare chi avvia un’attività in proprio.
I vantaggi principali sono chiari:
-
tasse più basse
-
meno burocrazia
-
contabilità semplificata
-
niente IVA in fattura
Nel 2026 le regole restano quasi tutte invariate. Questo è un punto a favore per chi deve decidere adesso.
Se stai pensando di metterti in proprio, è il regime più semplice da gestire.
Regime forfettario 2026: requisiti da rispettare
Per usare il regime forfettario devi rispettare alcune condizioni precise.
La più importante riguarda i compensi.
Limite di ricavi
Nel 2026 puoi restare nel forfettario se non superi 85.000 euro di incassi annui.
Conta solo ciò che incassi, non quello che fatturi.
Se apri partita IVA durante l’anno, il limite va ridotto.
Si calcola in proporzione ai giorni di attività.
Esempio pratico
Apri partita IVA il 1° luglio 2026.
Il tuo limite non sarà 85.000 euro, ma circa 42.800 euro.
Spese per personale
Se assumi o collabori con altri, le spese non devono superare 20.000 euro lordi annui.
Superare anche di poco significa uscire dal regime.
Regime forfettario per chi inizia e lavora da dipendente
Questa è una delle domande più frequenti. E nel 2026 c’è una novità importante.
Se nel 2025 hai percepito redditi da lavoro dipendente o pensione, puoi usare il forfettario solo se non superi 35.000 euro.
La soglia ordinaria sarebbe 30.000 euro. Ma anche per il 2026 resta valida la deroga a 35.000 euro.
Questo aiuta molto chi vuole iniziare “in sicurezza”.
Esempio pratico
Nel 2025 guadagni 28.000 euro come dipendente.
Nel 2026 puoi aprire partita IVA in regime forfettario senza problemi.
Attenzione però a un altro aspetto importante.
Non puoi fatturare oltre il 50% dei tuoi compensi all’ex datore di lavoro.
Tasse nel regime forfettario 2026: quanto si paga
Uno dei motivi per cui il forfettario piace tanto sono le tasse.
Nel regime forfettario paghi un’unica imposta sostitutiva. Niente IRPEF, addizionali o IRAP.
Le aliquote sono due:
-
5% per i primi 5 anni, se rispetti i requisiti “startup”
-
15% negli altri casi
Come si calcola il reddito
Non puoi scaricare i costi reali.
Il reddito si calcola applicando un coefficiente di redditività.
Dipende dal codice ATECO.
Per molte attività professionali il coefficiente è 78%.
Esempio semplice
Incassi 15.000 euro.
Il reddito imponibile sarà 11.700 euro.
Se hai l’aliquota al 5%, paghi solo 585 euro di tasse.
Contributi INPS nel regime forfettario
Le tasse non sono l’unico costo da considerare.
Ci sono anche i contributi previdenziali.
Se sei un professionista senza cassa, versi alla Gestione Separata INPS.
Nel 2026 le aliquote restano:
-
26,07% se non hai altre coperture
-
24% se sei pensionato o già assicurato
I contributi si calcolano sul reddito forfettario. Non esiste un contributo minimo fisso.
Un vantaggio importante: i contributi versati sono deducibili dalle tasse dell’anno successivo.
Regime forfettario 2026: conviene davvero a chi parte da zero?
Nella maggior parte dei casi, sì.
Il regime forfettario 2026 è perfetto se:
-
stai iniziando
-
hai pochi costi
-
vuoi semplicità
-
lavori come dipendente
-
non vuoi sorprese fiscali
Non è sempre la scelta migliore. Ma per partire è spesso la più intelligente.
Il consiglio finale è uno solo.
Valuta sempre la tua situazione personale, prima di decidere.
Se l’articolo ti è stato utile o ha riscosso il tuo interesse, condividilo con altri.
Se hai dei dubbi o necessiti di approfondimenti scrivi nei commenti.