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Partita IVA senza fatturato: cosa succede?

Guide Fiscali

Puoi avere una partita IVA senza fatturato?

Sì, puoi aprirla anche se non incassi subito.
Puoi anche mantenerla aperta per un periodo senza emettere fatture.

Attenzione però: non fatturare non significa non avere obblighi.

Dal momento in cui apri la partita IVA, devi comunque gestire alcuni adempimenti.
Parliamo di dichiarazione dei redditi, contributi INPS e scelta del regime fiscale.

Le regole cambiano molto in base alla tua attività.

Un freelance digitale non è nella stessa situazione di un commerciante.
Un consulente non ha gli stessi obblighi di un artigiano.
E un professionista con cassa ordinistica segue regole ancora diverse.

In questo articolo ti spiego cosa succede quando hai una partita IVA aperta senza fatturato e quando, invece, può convenire aspettare.

Partita IVA senza fatturato

Posso aprire partita IVA anche se non fatturo subito?

Sì, puoi aprire una partita IVA anche se non fatturi subito.

Non esiste un fatturato minimo per iniziare.
La partita IVA serve quando l’attività diventa abituale, organizzata e svolta per guadagnare.

Conta quindi il modo in cui lavori, non solo quanto incassi.

Facciamo un esempio.

Se sei un web designer e hai già iniziato a cercare clienti, creare offerte e promuovere i tuoi servizi, la tua attività può essere già abituale.
Anche se il primo pagamento arriverà tra due mesi.

In questo caso aprire la partita IVA può essere corretto.

Diverso è il caso di chi fa una prestazione isolata.
Per esempio, una consulenza una tantum per un conoscente.
In quel caso potrebbe bastare il lavoro autonomo occasionale.

Se vuoi capire meglio quando la partita IVA diventa necessaria, puoi leggere anche questo approfondimento di Studio Cartello su quando serve davvero la partita IVA per i professionisti digitali.

Il punto è semplice: puoi aprire partita IVA anche senza incassi immediati, ma devi farlo con consapevolezza.

Perché dal giorno dell’apertura partono alcune scelte importanti:

  • codice ATECO;
  • regime fiscale;
  • gestione INPS;
  • eventuale iscrizione in Camera di Commercio;
  • obbligo di dichiarazione dei redditi.

Queste scelte possono avere effetti anche se il fatturato resta a zero.

Contributi INPS senza fatturato

Il tema dei contributi INPS senza fatturato è spesso quello più delicato.

Molti pensano: “Se non incasso nulla, non pago nulla”.

In alcuni casi è vero.
In altri, purtroppo, no.

La prima distinzione da fare è tra professionisti in Gestione Separata e artigiani o commercianti.

Se sei un professionista senza albo, di solito versi i contributi alla Gestione Separata INPS.
È il caso di molti freelance digitali, come copywriter, consulenti, web designer o social media manager.

In questa gestione non ci sono contributi fissi minimi.
I contributi si calcolano in percentuale sul reddito.

Quindi, se il reddito è zero, anche i contributi sono zero.

Su questo tema puoi approfondire l’articolo di Studio Cartello dedicato alla Gestione Separata INPS per freelance e partita IVA, oppure la guida sui contributi INPS in Gestione Separata.

Facciamo un esempio.

Apri partita IVA come consulente marketing a ottobre.
Nel primo anno non incassi nulla.
Se sei in Gestione Separata, non hai reddito imponibile e non versi contributi.

Diversa è la situazione di artigiani e commercianti.

Se apri una ditta individuale commerciale o artigiana, spesso devi iscriverti alla relativa gestione INPS.
In quel caso possono esserci contributi fissi da pagare anche senza fatturato.

Esempio pratico.

Apri un e-commerce come commerciante.
Nei primi mesi non vendi nulla.
Nonostante questo, la posizione INPS commercianti può comunque generare contributi fissi.

Ecco perché, prima di aprire, devi capire se la tua attività è professionale o imprenditoriale.

Per gli iscritti a casse professionali, invece, valgono le regole della singola cassa.
Avvocati, ingegneri, architetti o altri professionisti ordinistici devono verificare eventuali contributi minimi.

La regola da ricordare è questa: tasse zero non significa sempre contributi zero.

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Dichiarazione dei redditi anche senza incassi

Anche se non incassi nulla, devi presentare la dichiarazione dei redditi con partita IVA.

Questo è uno degli errori più frequenti.

Molti pensano che una partita IVA senza fatturato sia “invisibile”.
Non è così.

Se la partita IVA è aperta, la posizione va gestita.
Anche quando le fatture sono pari a zero.

Se sei in regime forfettario, dovrai compilare il quadro LM.
Se sei in regime ordinario o semplificato, cambieranno i quadri da compilare.

Ma il principio resta lo stesso: la dichiarazione va presentata anche senza incassi.

Facciamo un esempio.

Apri partita IVA a novembre.
Non emetti nessuna fattura entro dicembre.
L’anno dopo dovrai comunque presentare il Modello Redditi.

In quella dichiarazione indicherai ricavi pari a zero.
Le imposte saranno pari a zero, ma l’adempimento resta.

Se invece hai incassato anche una sola fattura, dovrai dichiararla correttamente.

Per chi applica il regime forfettario, è utile conoscere bene il meccanismo di calcolo delle imposte.
Puoi approfondirlo nell’articolo di Studio Cartello su regime forfettario e tasse.

In pratica, la partita IVA comporta sempre una gestione fiscale.
Anche quando l’attività è ferma o appena partita.

Quindi ricorda: senza fatturato puoi non pagare imposte, ma non puoi ignorare la dichiarazione.

Quando conviene aspettare

Aprire una partita IVA senza fatturato può essere giusto.

Ma non sempre conviene.

A volte è meglio aspettare qualche settimana o qualche mese.
Soprattutto se sei ancora in una fase di test.

Per esempio, stai valutando un’idea.
Non hai clienti.
Non hai ancora deciso prezzi, servizi e canali di vendita.

In questo caso aprire subito potrebbe creare costi inutili.

Il discorso cambia se stai già lavorando con continuità.
Se hai clienti ricorrenti, offerte pubbliche e attività promozionale, la partita IVA può diventare necessaria.

La differenza è tra attività occasionale e attività abituale.

Se fai un lavoro sporadico, potresti usare la prestazione occasionale.
Se invece lavori in modo continuativo, la partita IVA diventa lo strumento corretto.

Per capire meglio questa differenza, puoi leggere l’articolo di Studio Cartello su quando serve la partita IVA nel lavoro autonomo occasionale.

Conviene aspettare quando:

  • non hai ancora clienti reali;
  • stai solo facendo prove;
  • non sai se il progetto partirà;
  • avresti contributi fissi da pagare;
  • non hai un piano minimo di incassi.

Facciamo un esempio.

Vuoi aprire un negozio online.
Non hai ancora fornitori, prodotti e piattaforma.
Aprire subito una ditta commerciale può essere prematuro.

Diverso è il caso di un consulente che ha già tre clienti pronti.
In quel caso aspettare troppo può creare problemi.

La domanda giusta quindi non è solo: “Posso aprire?”
La domanda giusta è: “Mi conviene aprire proprio adesso?”

Errori da evitare

Con una partita IVA senza fatturato, gli errori più comuni sono sempre gli stessi.

Il primo errore è pensare che non ci siano obblighi.

Non fatturi?
Può darsi che tu non debba pagare imposte.
Ma devi comunque valutare dichiarazione, contributi e altri adempimenti.

Il secondo errore è confondere professionista e commerciante.

Un freelance in Gestione Separata può non versare contributi se non ha reddito.
Un commerciante, invece, può avere contributi fissi anche con fatturato zero.

Il terzo errore è scegliere il codice ATECO senza attenzione.

Il codice ATECO incide su regime fiscale, contributi e inquadramento dell’attività.
Una scelta sbagliata può creare costi inutili o problemi successivi.

Il quarto errore è aprire solo “per sicurezza”.

Aprire partita IVA troppo presto può essere costoso.
Soprattutto se l’attività non è ancora pronta.

Il quinto errore è lasciare la partita IVA aperta per anni senza usarla.

Se non hai più intenzione di lavorare in proprio, valuta la chiusura.
Una partita IVA inattiva può comunque generare dichiarazioni e controlli.

Infine, attenzione al famoso limite dei 5.000 euro.

Quel limite non decide da solo se devi aprire partita IVA.
Serve soprattutto per capire quando scattano i contributi sulle prestazioni occasionali.

Studio Cartello lo spiega anche nell’articolo su content creator senza partita IVA, dove viene chiarito che conta il modo in cui lavori, non solo quanto incassi.

Prima di aprire, fai una simulazione semplice:

  • quanto pensi di incassare;
  • quali costi avrai;
  • quali contributi dovrai pagare;
  • quale regime fiscale userai;
  • quando prevedi di fatturare davvero.

È un passaggio utile, soprattutto per chi inizia un’attività digitale.

Conclusione

Avere una partita IVA senza fatturato è possibile.

Non esiste un incasso minimo obbligatorio per aprirla.
Puoi avviare la posizione anche se i primi clienti arriveranno dopo qualche mese.

Però devi sapere una cosa: partita IVA senza fatturato non significa partita IVA senza adempimenti.

Potresti dover presentare la dichiarazione dei redditi.
Potresti dover versare contributi INPS.
Potresti avere costi di gestione anche senza incassi.

La scelta dipende dal tipo di attività, dal momento in cui ti trovi e dai numeri previsti.

Se sei un professionista digitale, un consulente o stai avviando un progetto online, valuta bene il timing.
Aprire troppo presto può costare.
Aspettare troppo può essere rischioso.

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