Aprire partita IVA come agente: chi può farlo
L’agente di commercio promuove la conclusione di contratti per conto di una o più aziende.
Il suo guadagno deriva normalmente dalle provvigioni maturate sulle vendite.
Può lavorare come agente monomandatario oppure plurimandatario.
L’agente monomandatario opera per una sola impresa mandante.
Il plurimandatario, invece, può collaborare con più aziende contemporaneamente.
In entrambi i casi, l’attività viene normalmente inquadrata come impresa individuale.
Quindi non basta richiedere un numero di partita IVA all’Agenzia delle Entrate.
Servono anche:
- iscrizione al Registro delle Imprese;
- iscrizione alla Gestione Commercianti INPS;
- presentazione della SCIA;
- indirizzo PEC;
- firma digitale;
- iscrizione previdenziale Enasarco.
Facciamo un esempio.
Un’azienda ti affida una zona commerciale e un portafoglio clienti.
Tu organizzi le visite, presenti i prodotti e raccogli gli ordini.
In cambio ricevi una percentuale sulle vendite concluse.
L’attività è abituale e organizzata. Devi quindi aprire partita IVA come agente di commercio.
Requisiti agente di commercio: cosa serve davvero
Prima di iniziare devi verificare i requisiti richiesti per svolgere l’attività.
L’agente deve possedere specifici requisiti morali e professionali.
I requisiti professionali possono derivare, per esempio, da:
- un corso professionale riconosciuto;
- un diploma coerente con l’attività commerciale;
- una laurea in materie economiche o giuridiche;
- una precedente esperienza qualificata nel settore vendite.
La situazione concreta deve essere controllata prima dell’invio della pratica.
Conviene quindi raccogliere subito:
- titoli di studio;
- attestati professionali;
- contratti di lavoro precedenti;
- buste paga;
- certificazioni dell’esperienza svolta;
- descrizione delle mansioni.
Non aspettare l’ultimo momento.
Se i documenti non dimostrano correttamente i requisiti, l’inizio dell’attività può rallentare.
Prima dell’appuntamento può esserti utile leggere anche i nostri consigli su come presentarsi a un commercialista quando sei all’inizio.
Codice ATECO agente di commercio: quale scegliere
Il codice ATECO identifica il tipo di attività svolta.
Non esiste però un unico codice valido per tutti gli agenti.
La scelta dipende soprattutto dai prodotti che promuovi.
Un agente del settore alimentare può avere un codice diverso da chi tratta macchinari.
Lo stesso vale per chi vende mobili, tessuti, prodotti elettronici o forniture industriali.
Il codice dedicato all’intermediazione non specializzata può essere adatto quando tratti prodotti differenti.
Però attenzione.
Non scegliere il codice ATECO soltanto perché viene indicato nelle guide online.
La scelta deve descrivere l’attività che svolgerai davvero.
Il codice può incidere su:
- descrizione dell’attività;
- coefficiente di redditività;
- adempimenti amministrativi;
- corretta gestione fiscale;
- eventuali attività secondarie.
Esempio pratico.
Rappresenti aziende che vendono prodotti appartenenti a categorie diverse.
In questo caso può essere corretto un codice per l’intermediazione non specializzata.
Se invece promuovi soltanto prodotti alimentari, occorre valutare un codice specifico.
Meglio chiarire subito cosa andrai a vendere.
Così eviti errori nelle pratiche e nella gestione fiscale.
Regime forfettario agente: quando conviene
Molti agenti iniziano con il regime forfettario.
È una scelta frequente perché rende più semplice la gestione contabile.
Non applichi l’IVA sulle fatture e paghi un’imposta sostitutiva.
L’aliquota è normalmente del 15%.
Può scendere al 5% nei primi cinque anni, quando rispetti i requisiti previsti.
Nel regime forfettario, però, non puoi dedurre i singoli costi sostenuti.
Il reddito viene calcolato applicando un coefficiente alle provvigioni incassate.
Per molte attività di intermediazione commerciale, il coefficiente di redditività è del 62%.
Facciamo un esempio semplice.
Incassi 30.000 euro di provvigioni durante l’anno.
Applicando il coefficiente del 62%, il reddito lordo forfettario è 18.600 euro.
Da questo importo puoi sottrarre i contributi previdenziali deducibili.
Sul risultato calcoli poi l’imposta sostitutiva.
Il forfettario può essere conveniente quando i costi sono contenuti.
Può esserlo meno se sostieni molte spese per auto, carburante, trasferte e collaboratori.
Semplice non significa sempre conveniente.
Per approfondire puoi leggere la nostra guida semplice e aggiornata al regime forfettario.
Contributi agente di commercio: INPS ed Enasarco
Quando apri partita IVA come agente devi considerare due forme di contribuzione.
La prima riguarda la Gestione Commercianti INPS.
Questa gestione prevede contributi minimi obbligatori.
Di conseguenza potresti dover pagare i contributi anche quando il reddito è basso.
Se il reddito supera il minimale previsto, devi versare anche una quota aggiuntiva.
La seconda forma di contribuzione riguarda Enasarco.
I contributi Enasarco vengono calcolati sulle provvigioni maturate.
Una parte resta a carico dell’agente.
L’altra parte viene sostenuta dall’impresa mandante.
Questo è uno degli aspetti più importanti da valutare prima dell’apertura.
Non devi guardare soltanto l’imposta del 5% o del 15%.
Devi considerare anche:
- contributi fissi INPS;
- contributi INPS sul reddito eccedente;
- contributi Enasarco;
- diritto annuale della Camera di Commercio;
- compenso del commercialista;
- auto e carburante;
- trasferte;
- strumenti informatici;
- assicurazioni.
Ecco un esempio.
Maturi 2.000 euro di provvigioni in un mese.
Quella somma non rappresenta il tuo guadagno netto.
Devi sottrarre contributi, imposte e costi dell’attività.
Solo quello che rimane rappresenta il tuo vero margine.
Aprire partita IVA agente: errori da evitare
Il primo errore è pensare che basti la sola partita IVA.
Non è così.
L’agente svolge un’attività d’impresa e deve completare tutte le iscrizioni richieste.
Il secondo errore è scegliere il codice ATECO senza analizzare i prodotti venduti.
Un codice generico non è sempre quello corretto.
Il terzo errore è scegliere automaticamente il regime forfettario.
Il forfettario è semplice, ma non permette di dedurre i costi reali.
Se usi molto l’auto e sostieni numerose trasferte, devi confrontarlo con il regime ordinario.
Il quarto errore è sottovalutare i contributi INPS.
La quota minima può pesare soprattutto durante il primo anno.
Questo vale anche quando inizi lentamente o non fatturi subito.
Su questo punto puoi leggere anche il nostro approfondimento su cosa succede con una partita IVA senza fatturato.
Il quinto errore è confondere le provvigioni lorde con il guadagno netto.
Una parte degli incassi deve essere accantonata per imposte e contributi.
Da dipendente ad agente di commercio autonomo
Un caso frequente è quello del commerciale dipendente che decide di diventare agente.
Magari conosci già il settore.
Hai rapporti con i clienti e conosci bene i prodotti.
Un’azienda ti propone di continuare la collaborazione con partita IVA.
Prima di accettare devi verificare tre aspetti.
Il primo è contrattuale.
Il mandato prevede una zona esclusiva, rimborsi spese o provvigioni minime?
Il secondo è fiscale.
Quanto dovrai pagare tra INPS, Enasarco e imposte?
Il terzo è economico.
Le provvigioni previste coprono auto, trasferte e costi fissi?
Esempio.
Marco lavora da cinque anni come commerciale dipendente.
Un’azienda gli propone un mandato di agenzia plurimandatario.
Marco stima le provvigioni annuali e i costi dell’auto.
Poi confronta il regime forfettario con quello ordinario.
Infine calcola i contributi minimi da pagare.
Solo dopo questa simulazione decide se aprire la partita IVA.
Questo approccio evita decisioni basate soltanto sulle provvigioni promesse.
Se mantieni anche il lavoro subordinato, approfondisci le regole su partita IVA e lavoro dipendente.
Checklist prima di aprire partita IVA come agente
Prima di iniziare, prepara questa checklist:
- documento d’identità;
- codice fiscale;
- PEC;
- firma digitale;
- titolo di studio;
- attestato del corso professionale;
- documenti sull’esperienza lavorativa;
- contratto o bozza del mandato;
- elenco dei prodotti da promuovere;
- previsione delle provvigioni;
- stima delle spese annuali;
- simulazione fiscale e contributiva.
Questa fase può sembrare complicata.
In realtà ti permette di iniziare con maggiore sicurezza.
Aprire partita IVA come agente non significa soltanto emettere fatture.
Significa organizzare una vera attività commerciale.
Aprire partita IVA agente: conclusione
Aprire partita IVA come agente di commercio può essere una scelta interessante.
Soprattutto se conosci il settore e hai concrete opportunità commerciali.
Devi però partire con le idee chiare.
Prima verifica i requisiti professionali.
Poi scegli il codice ATECO corretto.
Infine calcola tasse, INPS, Enasarco e costi di gestione.
Il consiglio è semplice: non guardare soltanto quanto puoi incassare.
Calcola quanto ti resterà davvero.

