Lavoro dipendente e partita IVA nel digitale: quando si può fare

Dipendente e partita IVA
Immagine generata con IA

Sempre più professionisti digitali affiancano un’attività autonoma al proprio lavoro principale.

Sviluppatori, SEO specialist, social media manager, copywriter o consulenti marketing spesso iniziano a lavorare come freelance mentre hanno già un impiego stabile.

La domanda che molti si pongono è semplice: si possono avere lavoro dipendente e partita IVA insieme?

La risposta è sì. Tuttavia esistono alcune regole da conoscere per evitare problemi con il datore di lavoro o con il fisco.

Vediamo quindi quando lavoro dipendente e partita IVA possono convivere senza rischi.

Lavoro dipendente e partita IVA: la regola generale

In Italia è possibile avere lavoro dipendente e partita IVA contemporaneamente, soprattutto se lavori nel settore privato.

Questo significa che puoi:

  • avere un contratto da dipendente
  • svolgere un’attività autonoma nel tempo libero.

Negli ultimi anni la normativa è diventata ancora più chiara. Il cosiddetto Decreto Trasparenza ha stabilito che il datore di lavoro non può vietare lo svolgimento di un’altra attività lavorativa al di fuori dell’orario concordato.

Per molti professionisti digitali questa è una soluzione ideale. Permette infatti di:

  • testare un progetto freelance
  • costruire una base di clienti
  • aumentare il proprio reddito.

Se stai valutando questa possibilità puoi leggere anche la guida su come aprire una partita IVA.

Lavoro dipendente e partita IVA: attenzione alla concorrenza

Quando si parla di lavoro dipendente e partita IVA, la prima regola da rispettare riguarda la concorrenza con il datore di lavoro.

Il lavoratore dipendente ha infatti un obbligo di fedeltà. Questo significa che non può svolgere attività che competono direttamente con l’azienda per cui lavora.

Facciamo alcuni esempi pratici.

Uno sviluppatore dipendente di una software house non può vendere software concorrenti.
Allo stesso modo, un consulente marketing che lavora in un’agenzia non può sottrarre clienti alla stessa agenzia.

Diverso è il caso delle attività svolte in settori differenti.

Ad esempio:

  • un SEO specialist dipendente può fare consulenze per piccoli e-commerce nel tempo libero
  • un social media manager in azienda può seguire freelance alcuni clienti locali.

Prima di aprire una partita IVA è comunque sempre consigliabile controllare il proprio contratto di lavoro.

In alcuni casi possono esserci clausole di:

  • esclusiva
  • non concorrenza
  • limitazioni alle attività extra lavorative.

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Regime forfettario con lavoro dipendente e partita IVA

Molti professionisti digitali che affiancano lavoro dipendente e partita IVA scelgono il regime forfettario.

Si tratta di un regime fiscale semplificato molto diffuso tra freelance e consulenti. I principali vantaggi sono:

  • tassazione ridotta
  • pochi obblighi contabili
  • imposta sostitutiva del 15% (oppure 5% per le nuove attività).

Per utilizzare il regime forfettario insieme al lavoro dipendente bisogna però rispettare alcune condizioni.

La principale riguarda il reddito da lavoro dipendente.

Se nell’anno precedente hai percepito più di 35.000 euro lordi di reddito da lavoro dipendente, non puoi applicare il regime forfettario.

A questo si aggiunge il limite di 85.000 euro di fatturato annuo per la partita IVA.

Se vuoi approfondire l’argomento puoi leggere la guida su come funziona il regime forfettario.

Un esempio pratico

Immaginiamo questo caso:

  • reddito da lavoro dipendente: 30.000 euro
  • fatturato da consulenze digitali: 15.000 euro.

Se il coefficiente di redditività è del 78%, il reddito imponibile sarà pari a 11.700 euro.

Su questo importo pagherai l’imposta sostitutiva del 15%.

Contributi INPS con lavoro dipendente e partita IVA

Un altro aspetto da considerare quando si hanno lavoro dipendente e partita IVA riguarda i contributi previdenziali.

Molti professionisti digitali che aprono partita IVA devono iscriversi alla Gestione Separata INPS.

Questo succede, ad esempio, per attività come:

  • social media manager
  • consulente marketing
  • copywriter
  • sviluppatore freelance.

I contributi vengono calcolati in percentuale sul reddito prodotto e, a differenza di altre gestioni, non sono previsti contributi minimi obbligatori.

Se vuoi capire meglio come funziona la previdenza in questi casi puoi leggere anche questo approfondimento sui contributi del social media manager.

In pratica pagherai:

  • i contributi INPS tramite il lavoro dipendente
  • i contributi sulla tua attività autonoma.

Lavoro dipendente e partita IVA: il rischio della falsa partita IVA

Quando si affiancano lavoro dipendente e partita IVA è importante evitare situazioni di falsa autonomia.

Una falsa partita IVA si verifica quando un lavoratore formalmente autonomo lavora in realtà come un dipendente.

Ci sono alcuni segnali tipici:

  • lavori quasi esclusivamente per un solo cliente
  • hai orari stabiliti dal committente
  • svolgi la tua attività in modo continuativo presso l’azienda.

In questi casi il rapporto potrebbe essere considerato lavoro subordinato mascherato.

Per questo motivo è importante mantenere sempre una reale autonomia professionale.

Conclusione

Sempre più professionisti digitali scelgono di combinare lavoro dipendente e partita IVA.

Questo modello permette di:

  • aumentare il reddito
  • testare un’attività freelance
  • costruire una base di clienti prima di lasciare il lavoro dipendente.

Prima di iniziare è però importante verificare alcuni aspetti fondamentali:

  • il contratto di lavoro
  • il rischio di concorrenza con il datore
  • il regime fiscale più conveniente
  • la gestione dei contributi.

Se stai pensando di intraprendere questa strada, può essere utile approfondire tutti i passaggi necessari per aprire una partita IVA.

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Svolgo dal 1984 la professione di Ragioniere Tributarista con studio in Torino. La mia specializzazione consiste nel fornire risposte e soluzioni alle problematiche fiscali e tributarie delle piccole imprese e dei liberi professionisti.