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Aprire partita IVA come fisioterapista

Imprese e Professioni

Stai pensando di aprire la partita IVA come fisioterapista?

Magari lavori già in una clinica, in una RSA o in un centro riabilitativo.
Oppure sei neo-laureato e vuoi iniziare subito come libero professionista.

La domanda è semplice: conviene aprire partita IVA come fisioterapista?

La risposta dipende da come vuoi lavorare.
Dipende dai tuoi pazienti, dai tuoi costi e dal tipo di attività che vuoi costruire.

In questo articolo vediamo cosa serve per partire, quale regime fiscale scegliere, come funzionano i contributi INPS e quali errori evitare.

Per una panoramica generale, puoi leggere anche la nostra guida su come aprire una partita IVA

Aprire partita IVA fisioterapista

Partita IVA fisioterapista: chi può aprirla

Non tutti possono aprire la partita IVA come fisioterapista.

Per esercitare in autonomia devi avere due requisiti:

  • la laurea in Fisioterapia, o un titolo equipollente;
  • l’iscrizione regolare all’Albo dei Fisioterapisti.

Senza questi requisiti non puoi presentarti come fisioterapista libero professionista.
E non puoi emettere fatture per vere prestazioni di fisioterapia.

Se sei ancora in tirocinio, o stai aspettando l’iscrizione all’Albo, il tema è prematuro.

Prima arriva l’abilitazione.
Poi si ragiona su partita IVA, regime fiscale e contributi.

Codice ATECO fisioterapista: quale scegliere

Quando apri la partita IVA devi indicare il codice ATECO.

È il codice che identifica la tua attività.
In pratica, è la “targa fiscale” della tua professione.

Per il fisioterapista il codice normalmente utilizzato è:

86.95.00 – Attività di fisioterapia

La scelta del codice ATECO è importante.
Non serve solo a descrivere quello che fai.

Nel regime forfettario incide anche sul coefficiente di redditività.
Cioè sulla percentuale di incassi che viene considerata reddito imponibile.

Per il fisioterapista il coefficiente è di solito il 78%.

Esempio semplice.

Se incassi 40.000 euro in un anno, il reddito imponibile sarà 31.200 euro.
Su questo importo si calcolano imposte e contributi.

Per approfondire questo passaggio, puoi leggere l’articolo di Studio Cartello su come scegliere il codice ATECO giusto.

Regime forfettario fisioterapista: quando conviene

Il regime forfettario è spesso la prima opzione per chi inizia.

È semplice, ha meno adempimenti e permette di gestire meglio i primi anni.
Puoi usarlo se rispetti i requisiti previsti dalla legge.

Il limite principale è quello degli 85.000 euro annui di ricavi o compensi.

Nel forfettario:

  • non applichi IVA in fattura;
  • non scarichi i costi reali;
  • paghi un’imposta sostitutiva;
  • calcoli il reddito con il coefficiente di redditività.

L’imposta sostitutiva è del 15%.
Può scendere al 5% per i primi 5 anni, ma solo se hai i requisiti.

Attenzione: il 5% non è automatico.

Se stai continuando un’attività già svolta prima, potresti non averne diritto.
Ad esempio, se prima lavoravi già nello stesso settore con modalità simili.

Per questo conviene fare una verifica prima di aprire la partita IVA.

Vuoi saperne di più? Leggi la nostra guida sul regime forfettario.

IVA fisioterapista: cosa succede in fattura

Le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona sono, in generale, esenti IVA.

Questo significa che, per le sedute di fisioterapia, di solito non addebiti IVA al paziente.

Però attenzione.

Esente IVA non significa senza regole.
La fattura va comunque emessa correttamente.

Bisogna indicare la prestazione, i dati del paziente e il riferimento all’esenzione.
In alcuni casi può servire anche la marca da bollo.

In più, per le prestazioni sanitarie rese a consumatori finali, non si usa la fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio.

È un punto delicato.
Meglio impostarlo bene fin dall’inizio.

Leggi anche il nostro articolo sulla fattura elettronica per professionisti.

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Contributi INPS fisioterapista: cosa pagare

Oltre alle tasse devi considerare i contributi INPS.

Il fisioterapista libero professionista non ha una cassa previdenziale autonoma.
Di solito deve iscriversi alla Gestione Separata INPS.

I contributi non si calcolano sull’incasso totale.
Si calcolano sul reddito imponibile.

Nel 2026 l’INPS ha comunicato le aliquote della Gestione Separata.
Per i liberi professionisti senza altra copertura previdenziale, l’aliquota è pari al 26,07%.

Esempio pratico.

Incassi 40.000 euro in regime forfettario.
Il tuo reddito imponibile è 31.200 euro.

Su questo importo calcoli i contributi INPS.
Poi calcoli anche l’imposta sostitutiva.

Questo è il punto che molti sottovalutano.

Guardano solo l’aliquota del 5% o del 15%.
Ma dimenticano che i contributi pesano molto sul risultato finale.

Per questo è importante non ragionare solo sul fatturato.
Devi capire quanto ti resta davvero.

Partita IVA fisioterapista: errori da evitare

Il primo errore è usare la prestazione occasionale quando il lavoro è stabile.

Se fai sedute ogni settimana, hai pazienti ricorrenti e organizzi appuntamenti fissi, l’attività non è più occasionale.

In quel caso la partita IVA diventa necessaria.

Puoi approfondire il tema leggendo l’articolo di Studio Cartello sulla prestazione di lavoro autonomo occasionale.

Il secondo errore è aprire in fretta.

Prima devi capire:

  • quale regime fiscale usare;
  • quanti contributi pagherai;
  • come emettere fattura;
  • quanto accantonare ogni mese.

Il terzo errore è non monitorare gli incassi.

Nel forfettario conta ciò che incassi nell’anno.
Non solo le fatture emesse.

Il quarto errore è dimenticare i costi reali.

Affitto stanza, software, assicurazione, formazione e materiali incidono sul guadagno.
Anche se nel forfettario non li scarichi analiticamente.

Una buona regola pratica? Metti da parte una quota di ogni incasso.

Così tasse e contributi non diventano una sorpresa.

Partita IVA fisioterapista: conviene davvero?

La partita IVA per fisioterapista può essere una grande opportunità.

Ti permette di gestire meglio orari, pazienti e tariffe.
Puoi costruire il tuo metodo di lavoro e il tuo posizionamento.

Però richiede organizzazione.

Non hai ferie pagate, malattia retribuita o TFR.
Devi gestire incassi, scadenze, costi e periodi più tranquilli.

Quindi la scelta non deve basarsi solo sulle tasse.

Devi chiederti:

  • quanti pazienti puoi avere davvero?
  • quanto puoi incassare ogni mese?
  • quali costi dovrai sostenere?
  • vuoi lavorare da solo o creare uno studio?

Aprire partita IVA come fisioterapista può convenire.
Ma va fatto con numeri realistici.

Meglio chiarire tutto prima che correggere errori dopo.

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