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Regime forfettario: guida semplice e aggiornata

Guide Fiscali

Stai pensando di aprire una partita IVA?
Oppure hai già iniziato e vuoi capire se il regime forfettario fa davvero per te?

Il regime forfettario è uno dei regimi fiscali più usati da freelance, professionisti digitali, consulenti, artigiani e piccoli imprenditori.

Piace perché è semplice.
Prevede meno adempimenti, niente IVA in fattura e una tassazione più facile da calcolare.

Ma attenzione: semplice non significa automatico.

Ci sono limiti da rispettare, cause di esclusione da controllare e contributi INPS da pagare a parte.

In questa guida ti spiego come funziona il regime forfettario, chi può usarlo, quali tasse si pagano e quali errori evitare.

Se parti da zero, puoi leggere anche la nostra guida su come aprire la partita IVA.

Guida al regime forfettario

Regime forfettario: cos’è

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato per chi lavora con partita IVA come persona fisica.

Può essere usato da professionisti, freelance, artigiani, commercianti e piccoli imprenditori.

La particolarità è questa: non calcoli il reddito sottraendo i costi reali dagli incassi.

Il reddito viene calcolato in modo forfettario, usando una percentuale chiamata coefficiente di redditività.

Su questo reddito paghi una sola imposta, chiamata imposta sostitutiva.

Questa imposta può essere:

  • 5%, per le nuove attività che rispettano certi requisiti;
  • 15%, nella maggior parte degli altri casi.

Nel forfettario, inoltre, non applichi l’IVA in fattura e hai una contabilità più leggera rispetto al regime ordinario.

Abbiamo riassunto questi vantaggi anche nella guida su regime forfettario, vantaggi e limiti.

Esempio semplice.

Se incassi 40.000 euro e il tuo coefficiente è 78%, il tuo reddito lordo sarà:

40.000 × 78% = 31.200 euro

Da questo importo sottrai i contributi previdenziali versati.
Poi calcoli l’imposta sostitutiva.

Chi può accedere al regime forfettario

Può accedere al regime forfettario chi apre o possiede una partita IVA individuale.

Per esempio:

  • web developer;
  • social media manager;
  • copywriter;
  • consulente marketing;
  • content creator;
  • artigiano;
  • commerciante;
  • professionista senza cassa.

Il requisito più importante è il limite di ricavi o compensi.
Nel 2026, per restare nel regime forfettario, il limite ordinario è 85.000 euro annui.

Devi poi controllare anche gli altri requisiti.

Ad esempio, non devi superare il limite previsto per le spese di dipendenti e collaboratori.
E devi verificare eventuali redditi da lavoro dipendente.

Per il 2026 va rispettata la soglia di 35.000 euro per il reddito da lavoro dipendente.

Questo punto è importante se vuoi aprire partita IVA mentre lavori ancora come dipendente.

In quel caso, ti consiglio di approfondire anche l’articolo Partita IVA e lavoro dipendente: si può fare?.

Limite di ricavi nel regime forfettario

Il limite di ricavi nel regime forfettario è pari a 85.000 euro annui.

Questo significa che, per accedere o restare nel regime, devi controllare i ricavi o compensi dell’anno precedente.

Attenzione però: nel regime forfettario conta il criterio di cassa.

Quindi devi guardare gli importi davvero incassati, non solo le fatture emesse.

Esempio.

Nel 2026 vuoi restare nel regime forfettario.
Devi controllare quanto hai incassato nel 2025.

Se hai emesso fatture per 90.000 euro, ma ne hai incassati 82.000, resti sotto il limite.

Se invece hai incassato 86.000 euro, hai superato la soglia.

Devi sommare tutti gli incassi della stessa partita IVA.
Questo vale anche se svolgi più attività con codici ATECO diversi.

Per un approfondimento specifico puoi leggere l’articolo su cosa succede se superi 85.000 euro nel regime forfettario.

Cause di esclusione dal regime forfettario

Le cause di esclusione dal regime forfettario sono situazioni che ti impediscono di usare questo regime.

Anche se incassi meno di 85.000 euro.

Questo è uno degli errori più comuni.
Molti pensano che basti restare sotto la soglia. Non è così.

Tra le cause di esclusione più importanti ci sono:

  • uso di regimi IVA speciali;
  • partecipazione in società di persone;
  • controllo di S.r.l. con attività collegata alla tua;
  • attività svolta soprattutto verso ex datori di lavoro;
  • redditi da lavoro dipendente oltre la soglia prevista.

Il caso dell’ex datore di lavoro è molto frequente.

Esempio.

Lavori come dipendente in una web agency.
Ti licenzi e apri partita IVA come consulente marketing.

Se fatturi quasi tutto alla stessa agenzia, potresti avere problemi ad applicare il forfettario.

La regola serve a evitare le finte partite IVA.
Cioè rapporti che sembrano autonomi, ma nella sostanza assomigliano a lavoro dipendente.

Su questo tema può essere utile leggere anche la nostra guida su regime forfettario: chi può applicarlo.

Imposta sostitutiva 5% o 15%

Nel regime forfettario non paghi l’IRPEF a scaglioni.

Paghi una sola imposta: l’imposta sostitutiva.

Si chiama così perché sostituisce:

  • IRPEF;
  • addizionali regionali;
  • addizionali comunali;
  • IRAP.

L’aliquota ordinaria è del 15%.

Può scendere al 5% per i primi cinque anni, se la tua è una nuova attività e rispetti i requisiti previsti. 

Esempio.

Apri partita IVA come consulente SEO nel 2026.
Non hai svolto la stessa attività nei tre anni precedenti.
Non stai continuando il lavoro del tuo ex datore.

In questo caso potresti applicare il 5%.

Se invece apri partita IVA per fare la stessa attività che facevi prima come dipendente, serve una verifica più attenta.

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Coefficiente di redditività nel regime forfettario

Il coefficiente di redditività è la percentuale che trasforma i tuoi incassi in reddito imponibile.

Ogni attività ha un coefficiente diverso.
Dipende dal tuo codice ATECO.

Per molte attività professionali il coefficiente è 78%.

Questo significa che il Fisco considera reddito il 78% dei tuoi incassi.
Il restante 22% viene considerato come costo forfettario.

Non importa se hai speso davvero di più o di meno.

Esempio.

Se sei un consulente marketing e incassi 50.000 euro, il calcolo sarà:

50.000 × 78% = 39.000 euro

Il tuo reddito lordo forfettario sarà 39.000 euro.

Da qui potrai sottrarre i contributi previdenziali versati nell’anno.
Poi calcolerai l’imposta sostitutiva del 5% o del 15%.

Questo è il punto chiave: il regime forfettario conviene soprattutto a chi ha pochi costi reali.

Se invece hai molte spese, software costosi, collaboratori o affitti, il regime ordinario potrebbe essere più conveniente.

Abbiamo affrontato questo aspetto anche nell’articolo su web developer freelance e partita IVA.

Contributi INPS nel regime forfettario

I contributi INPS nel regime forfettario non sono inclusi nell’imposta sostitutiva.

Questo è un punto fondamentale.

Il 5% o il 15% riguarda le tasse.
I contributi previdenziali si pagano a parte.

La gestione previdenziale cambia in base alla tua attività.

Se sei un professionista senza cassa, di solito versi alla Gestione Separata INPS.

Se sei artigiano o commerciante, versi alla Gestione Artigiani e Commercianti.

Se sei iscritto a un ordine professionale, potresti avere una cassa previdenziale autonoma.

Per i professionisti digitali senza cassa, consulta la nostra guida su Gestione Separata INPS per freelance e partita IVA.

Esempio.

Se sei un web designer in regime forfettario e incassi 20.000 euro, con coefficiente del 78%, il reddito sarà:

20.000 × 78% = 15.600 euro

I contributi si calcolano su questo importo, non sull’intero fatturato.

Se svolgi attività digitale, puoi leggere anche l’articolo su tasse e contributi per professionisti digitali.

Cosa succede se superi il limite

Se superi il limite nel regime forfettario, devi distinguere due soglie.

La prima soglia è 85.000 euro.

Se superi 85.000 euro, ma non superi 100.000 euro, esci dal regime dall’anno successivo.

Esempio.

Nel 2026 incassi 90.000 euro.
Nel 2026 resti nel regime forfettario.
Dal 2027 passi al regime ordinario o semplificato.

La seconda soglia è 100.000 euro.

Se superi 100.000 euro, l’uscita è immediata.
Perdi subito i vantaggi del regime forfettario e devi iniziare ad applicare l’IVA.

Esempio.

Hai già incassato 98.000 euro.
Emetti e incassi una nuova fattura da 5.000 euro.

Con quella fattura superi 100.000 euro.

Da quel momento devi gestire il passaggio al regime ordinario già nell’anno in corso.

Per questo è importante monitorare gli incassi mese per mese.

Su questo tema puoi leggere l’articolo su Regime forfettario: cosa succede se supero 100.000 euro?.

Errori da evitare nel regime forfettario

Il regime forfettario è semplice, ma non va gestito con leggerezza.

Ci sono alcuni errori molto frequenti.

Il primo è controllare solo le fatture emesse.

Nel forfettario contano gli incassi reali.
Devi considerare anche le fatture emesse l’anno prima e incassate quest’anno.

Il secondo errore è dimenticare i contributi INPS.

Molti guardano solo l’imposta del 5% o del 15%.
Poi scoprono che devono pagare anche i contributi previdenziali.

Il terzo errore è ignorare le cause di esclusione.

Partecipazioni societarie, ex datori di lavoro e redditi da dipendente vanno sempre verificati.

Il quarto errore è scegliere il forfettario solo perché “si pagano meno tasse”.

Non è sempre vero.

Se hai molti costi, il regime ordinario può essere più conveniente.

Il quinto errore è non pianificare la crescita.

Se ti avvicini a 85.000 euro o 100.000 euro, devi prepararti prima.
Non quando hai già superato il limite.

Regime forfettario: conclusione

Il regime forfettario è una grande opportunità per molti titolari di partita IVA.

È semplice, leggero e spesso conveniente.

Ma va scelto con attenzione.

Devi controllare:

  • limite di ricavi;
  • cause di esclusione;
  • imposta sostitutiva;
  • coefficiente di redditività;
  • contributi INPS;
  • possibile superamento delle soglie.

La domanda giusta non è solo: “Posso usare il regime forfettario?”

La domanda migliore è: “Mi conviene davvero il regime forfettario?”

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