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Aprire partita IVA come parrucchiere

Imprese e Professioni

Stai pensando di aprire partita IVA come parrucchiere?

Magari lavori già da qualche anno in un salone.

Oppure vuoi lavorare a domicilio, affittare una poltrona o aprire un negozio tutto tuo.

Prima di iniziare, però, devi sapere una cosa importante.

Non basta aprire la partita IVA per lavorare come parrucchiere.

Quella del parrucchiere è un’attività artigiana regolamentata. Servono una qualifica professionale e specifiche iscrizioni.

In questo articolo ti spiego:

  • quali requisiti devi possedere;
  • quale codice ATECO devi utilizzare;
  • come funziona il regime forfettario;
  • quali contributi devi pagare;
  • quali costi devi considerare;
  • quali errori devi evitare.

Per una panoramica generale puoi leggere anche la guida di Studio Cartello su come aprire una partita IVA.

Aprire partita IVA come parrucchiere

Partita IVA parrucchiere: chi può aprirla

Per aprire partita IVA come parrucchiere devi possedere la qualifica professionale di acconciatore.

Non stai infatti svolgendo una semplice attività professionale.

L’attività di acconciatore è regolamentata e richiede una preparazione riconosciuta.

La qualifica può essere ottenuta attraverso un corso professionale autorizzato dalla Regione.

In alternativa, può essere riconosciuta sulla base dell’esperienza lavorativa maturata nel settore.

Le condizioni cambiano in base al percorso seguito e alle disposizioni regionali.

Per questo devi verificare la tua situazione prima di presentare le pratiche.

Può essere utile raccogliere:

  • attestati professionali;
  • certificati dei corsi;
  • contratti di lavoro;
  • buste paga;
  • documentazione delle mansioni svolte.

L’esperienza deve essere documentata.

Aver lavorato in un salone, da solo, potrebbe non bastare per ottenere il riconoscimento.

Come aprire partita IVA da parrucchiere

Il parrucchiere viene normalmente inquadrato come impresa artigiana.

Questo significa che l’apertura richiede più passaggi rispetto a quella di un libero professionista.

Di solito la procedura viene gestita attraverso la Comunicazione Unica, chiamata anche ComUnica.

Devi occuparti di:

  • apertura della partita IVA;
  • iscrizione al Registro delle Imprese;
  • iscrizione all’Albo delle imprese artigiane;
  • iscrizione alla Gestione INPS Artigiani;
  • apertura della posizione INAIL;
  • attivazione della PEC;
  • firma digitale;
  • presentazione della SCIA al Comune.

La SCIA comunica al Comune l’inizio dell’attività.

Deve contenere le dichiarazioni e i documenti richiesti dal regolamento locale.

Per capire meglio la differenza tra l’apertura di un’attività professionale e una artigiana, puoi approfondire nell’articolo su come aprire una partita IVA online.

Locale parrucchiere: cosa controllare prima dell’affitto

Se vuoi aprire un salone, devi verificare anche i requisiti del locale.

Il negozio deve rispettare le norme:

  • urbanistiche;
  • edilizie;
  • igienico-sanitarie;
  • impiantistiche;
  • sulla sicurezza.

I requisiti possono cambiare in base al Comune e alle disposizioni dell’ASL competente.

Non firmare il contratto di affitto prima di aver controllato il locale.

Facciamo un esempio.

Trovi un negozio con un canone conveniente.

Dopo la firma scopri che mancano gli scarichi necessari per installare i lavatesta.

Oppure il bagno non rispetta i requisiti previsti per il pubblico.

A quel punto potresti dover sostenere lavori molto costosi.

Prima di prendere una decisione, verifica la situazione con il SUAP del Comune e con un tecnico.

Codice ATECO parrucchiere: quale scegliere

Il codice ATECO previsto per i servizi di parrucchieri e barbieri è 96.21.00.

Il codice comprende le attività tipiche dei saloni di acconciatura.

Ad esempio:

  • taglio dei capelli;
  • lavaggio e piega;
  • colorazione;
  • trattamenti per capelli;
  • servizi di barbiere.

La scelta del codice ATECO è importante.

Influenza l’inquadramento dell’attività, il regime fiscale e il calcolo del reddito nel forfettario.

Devi inoltre valutare eventuali attività aggiuntive.

Se vendi prodotti in modo abituale, potrebbe servire un codice dedicato al commercio.

Se offri anche servizi estetici, devi controllare i requisiti professionali previsti per queste prestazioni.

Descrivere correttamente tutti i servizi evita errori nelle pratiche iniziali.

Regime forfettario parrucchiere: quando conviene

Molti parrucchieri iniziano con il regime forfettario.

Questo regime prevede una gestione contabile più semplice.

Non applichi l’IVA ai clienti e calcoli le imposte attraverso un metodo forfettario.

Per l’attività di parrucchiere il coefficiente di redditività è normalmente del 67%.

Significa che il 67% dei ricavi viene considerato reddito.

Facciamo un esempio.

Durante l’anno incassi 40.000 euro.

Applicando il coefficiente del 67%, ottieni un reddito forfettario di 26.800 euro.

Da questa somma puoi sottrarre i contributi previdenziali versati.

Sul risultato applichi l’imposta sostitutiva.

L’aliquota ordinaria è del 15%.

Può scendere al 5% per i primi cinque anni, quando rispetti tutti i requisiti richiesti.

Puoi approfondire il calcolo nella guida su quante tasse si pagano nel regime forfettario.

Il regime forfettario non è sempre la scelta più conveniente.

Se devi ristrutturare un salone e acquistare molte attrezzature, avrai costi iniziali elevati.

Nel forfettario non puoi dedurre le spese reali e non puoi recuperare l’IVA sugli acquisti.

Per questo è importante confrontarlo con il regime ordinario prima di iniziare.

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Contributi parrucchiere: cosa devi pagare

Aprendo partita IVA come parrucchiere devi iscriverti alla Gestione INPS Artigiani.

Questa gestione prevede contributi minimi obbligatori.

I contributi devono essere pagati anche quando il reddito è basso.

Oltre una determinata soglia di reddito, devi versare anche una quota percentuale aggiuntiva.

Questo è uno degli aspetti più importanti da valutare.

Facciamo un esempio.

Hai appena aperto il salone e nei primi mesi hai pochi clienti.

Il fatturato è ancora limitato, ma i contributi minimi devono comunque essere pagati.

I contributi INPS rappresentano un costo fisso dell’attività.

Non devi quindi guardare soltanto le imposte.

Devi considerare tutto ciò che riduce il tuo guadagno reale.

Quanto costa aprire partita IVA come parrucchiere

L’apertura della partita IVA, da sola, non è la spesa principale.

I costi cambiano molto in base al modo in cui decidi di lavorare.

Una parrucchiera che utilizza una poltrona in affitto può partire con un investimento contenuto.

Un salone completo richiede invece un budget maggiore.

Tra le principali spese devi considerare:

  • deposito cauzionale e affitto;
  • lavori di ristrutturazione;
  • impianto elettrico e idraulico;
  • lavatesta e poltrone;
  • specchi e illuminazione;
  • phon, piastre e strumenti;
  • prodotti professionali;
  • registratore telematico;
  • software per gli appuntamenti;
  • consulenza fiscale;
  • assicurazione;
  • contributi previdenziali.

Per approfondire puoi leggere l’articolo di Studio Cartello su quanto costa aprire una partita IVA.

Il vero costo non è aprire la partita IVA, ma gestire l’attività ogni anno.

Partita IVA parrucchiere: errori da evitare

Il primo errore è pensare che basti compilare un modulo.

Servono la qualifica professionale, le iscrizioni e le autorizzazioni corrette.

Il secondo errore è scegliere il locale senza fare controlli.

Un negozio economico può nascondere lavori molto costosi.

Il terzo errore è sottovalutare i contributi INPS.

Questi contributi pesano soprattutto nei primi anni, quando il fatturato è ancora basso.

Il quarto errore è scegliere il regime forfettario senza fare una simulazione.

Se hai molti costi, il regime ordinario potrebbe essere più adatto.

Il quinto errore è fissare prezzi troppo bassi.

Un taglio o una colorazione devono coprire:

  • prodotti;
  • affitto;
  • utenze;
  • contributi;
  • imposte;
  • tempo di lavoro.

Incassare molto non significa necessariamente guadagnare molto.

Prima di iniziare devi conoscere il margine reale di ogni servizio.

Da dipendente a parrucchiere autonomo

Molti parrucchieri aprono la partita IVA dopo alcuni anni di lavoro dipendente.

Hai già esperienza, conosci il settore e potresti avere alcuni clienti pronti a seguirti.

Questi sono ottimi punti di partenza.

Prima di lasciare il lavoro, però, devi verificare tre aspetti.

Il primo riguarda la qualifica professionale.

Il secondo riguarda la sostenibilità economica.

Il terzo riguarda il locale o la modalità con cui svolgerai il lavoro.

Facciamo un esempio.

Sara lavora da sei anni in un salone.

Vuole aprire una piccola attività in proprio.

Prima raccoglie i documenti relativi alla propria esperienza.

Poi controlla i requisiti di un possibile locale.

Infine calcola quanti clienti deve avere ogni mese per coprire tutti i costi.

Soltanto dopo apre la partita IVA.

Questo approccio riduce il rischio di iniziare senza una pianificazione adeguata.

Checklist prima di aprire partita IVA come parrucchiere

Prima di partire, verifica di avere:

  • qualifica professionale;
  • attestati e documenti lavorativi;
  • codice ATECO corretto;
  • PEC e firma digitale;
  • locale idoneo;
  • SCIA comunale;
  • stima dei costi iniziali;
  • simulazione di tasse e contributi;
  • listino prezzi sostenibile;
  • previsione degli incassi mensili.

Aprire un salone non significa soltanto tagliare i capelli.

Significa gestire una vera impresa artigiana.

Conviene aprire partita IVA come parrucchiere?

Aprire partita IVA come parrucchiere può essere una buona opportunità.

Puoi organizzare il lavoro in autonomia e costruire una clientela personale.

Devi però partire con le idee chiare.

Verifica la qualifica professionale, controlla il locale e scegli il regime fiscale corretto.

Soprattutto, calcola in anticipo contributi, tasse e costi di gestione.

Non chiederti soltanto quanto puoi incassare.

Chiediti quanto ti rimane davvero dopo aver pagato tutte le spese.

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