Content creator: quali contributi INPS devo pagare?

Content creator, quali contributi pago?
Immagine generata con IA

Stai per aprire la partita IVA come content creator e vuoi sapere quali contributi previdenziali devi pagare?

Oppure hai già iniziato a collaborare con brand, agenzie o piattaforme digitali e vuoi capire se sei in regola?

L’argomento è importante perché non tutti i creator versano i contributi allo stesso modo.

L’INPS, con la circolare n. 44 del 19 febbraio 2025, ha fornito indicazioni specifiche sull’inquadramento previdenziale dei content creator. L’attività può infatti rientrare in gestioni diverse, in base a come viene svolta concretamente.

In questo articolo ti spiego:

  • quali contributi deve pagare un content creator
  • quando si applica la Gestione Separata INPS
  • quando può servire la Gestione Commercianti
  • quando entra in gioco il Fondo Spettacolo
  • come si calcolano i contributi in regime forfettario

Approfondisci come aprire una partita IVA con la guida di Studio Cartello https://www.cartello.it/fisco-e-tasse/aprire-una-partita-iva/

Contributi content creator e Gestione Separata INPS

Se svolgi l’attività di content creator come libero professionista, di solito devi iscriverti alla Gestione Separata INPS. Questa gestione riguarda chi svolge un’attività autonoma, senza essere iscritto a una specifica Cassa professionale.

È il caso, ad esempio, di chi crea contenuti per aziende, brand o agenzie.

Pensa a un creator che realizza reel, video, testi, podcast o contenuti sponsorizzati per i propri clienti. In questi casi prevale il lavoro personale. Conta la tua creatività, la tua immagine, la tua capacità di comunicare e produrre contenuti.

La Gestione Separata INPS ha un vantaggio importante: non prevede contributi fissi minimi. Questo significa che paghi i contributi in percentuale sul reddito che produci.

Se non hai reddito, non devi versare contributi minimi obbligatori.

Per il 2026, l’aliquota ordinaria per il calcolo dei contributi dovuti dagli iscritti alla Gestione Separata è del 26,07%.

Scopri di più sui contributi in Gestione Separata in questo articolo di Studio Cartello https://www.cartello.it/lavoro-e-previdenza/social-media-manager-contributi/

Contributi content creator e Gestione Commercianti

Non sempre il content creator è inquadrato come libero professionista; in alcuni casi l’attività può assumere caratteristiche commerciali.

Questo può accadere quando non ti limiti a creare contenuti, ma vendi prodotti o servizi con un’organizzazione stabile.

Ad esempio, potresti vendere:

  • prodotti digitali;
  • corsi registrati;
  • merchandising;
  • prodotti fisici;
  • abbonamenti a contenuti strutturati.

In questi casi può essere richiesta l’iscrizione alla Camera di Commercio. Di conseguenza, potrebbe essere necessaria anche l’iscrizione alla Gestione Commercianti INPS.

Qui la situazione cambia.

La Gestione Commercianti prevede contributi fissi annui, anche se il reddito è basso. In più, se superi un determinato reddito, devi versare anche contributi aggiuntivi in percentuale.

Facciamo un esempio semplice.

Se pubblichi contenuti su Instagram e YouTube per promuovere la tua immagine, potresti essere un professionista.

Se invece vendi stabilmente prodotti online, con un’attività organizzata, potresti rientrare nel commercio.

La differenza è importante, perché cambiano gli adempimenti, i costi e i contributi da pagare.

Content creator e Fondo Spettacolo

C’è poi un altro caso da considerare.

Il content creator può essere tenuto al versamento dei contributi al Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo.

Questo può accadere quando l’attività ha caratteristiche artistiche, promozionali o di intrattenimento.

Pensa, ad esempio, a un creator che partecipa a uno spot pubblicitario. Oppure a una campagna video realizzata per un brand, con un ruolo simile a quello di un interprete.

In questi casi non conta solo il fatto che il contenuto venga pubblicato online; conta il tipo di prestazione svolta.

Se il creator partecipa a una produzione pubblicitaria o audiovisiva, può entrare in gioco il Fondo Spettacolo.

Spesso, in queste situazioni, gli obblighi contributivi sono gestiti dal committente. Quindi dal brand, dall’agenzia o dalla società che commissiona la prestazione.

Attenzione però.

Non tutti i contenuti pubblicati sui social rientrano nel Fondo Spettacolo. Se pubblichi contenuti personali, informativi o divulgativi, il discorso può essere diverso.

Per questo motivo è sempre necessario valutare il singolo caso.

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Contributi content creator in regime forfettario

Molti content creator scelgono il regime forfettario; è un regime fiscale semplice e spesso conveniente per chi inizia.

Non applichi l’IVA in fattura e paghi un’imposta sostitutiva.

L’imposta è del 15%.

Può essere del 5% per i primi 5 anni, se rispetti i requisiti previsti per le nuove attività.

Ma attenzione: oltre alle tasse devi considerare anche i contributi INPS.

Nel regime forfettario il reddito imponibile si calcola applicando il coefficiente di redditività ai compensi incassati. Per molte attività professionali il coefficiente è pari al 78%.

Ecco un esempio.

Se incassi 30.000 euro in un anno, il reddito imponibile sarà:

30.000 x 78% = 23.400 euro

Su questo importo dovrai calcolare i contributi INPS.

Se sei iscritto alla Gestione Separata, non hai contributi fissi: versi quindi una percentuale sul reddito imponibile.

Se invece sei iscritto alla Gestione Commercianti, devi considerare anche i contributi fissi; in questo caso il costo previdenziale può essere più pesante, soprattutto nei primi anni.

Per questo è importante scegliere bene l’inquadramento prima di aprire la partita IVA.

Leggi anche la guida di Studio Cartello sul regime forfettario e le tasse https://www.cartello.it/imprese-e-professioni/regime-forfettario-e-tasse-quali-imposte/

Content creator: quale gestione INPS scegliere?

Non esiste una risposta uguale per tutti.

La gestione INPS corretta dipende da come svolgi la tua attività.

Se crei contenuti per clienti e brand, senza una vera organizzazione d’impresa, potresti rientrare nella Gestione Separata.

Se vendi prodotti o servizi online in modo stabile, potrebbe essere necessaria la Gestione Commercianti.

Se partecipi a spot, campagne pubblicitarie o produzioni audiovisive, può entrare in gioco il Fondo Spettacolo.

In alcuni casi possono convivere anche più situazioni.

Ad esempio, potresti fare consulenze come professionista e vendere prodotti digitali online.

Oppure potresti creare contenuti per i tuoi canali e partecipare a campagne pubblicitarie per aziende.

Per questo motivo non bisogna guardare solo al codice ATECO; bisogna capire come lavori davvero.

Quindi:

  • cosa vendi;
  • come incassi;
  • chi sono i tuoi clienti;
  • che tipo di contenuti produci;
  • se hai un’organizzazione stabile.

Solo dopo questa analisi puoi capire quali contributi devi pagare.

Contributi content creator: conclusione

Se sei un content creator, non devi pensare solo alle tasse. Devi capire anche quali contributi INPS pagare.

La scelta della gestione previdenziale è fondamentale. Una scelta sbagliata può portare contributi non versati, costi imprevisti o doppie iscrizioni.

Il punto di partenza è capire come svolgi la tua attività.

Se lavori come professionista, la Gestione Separata può essere la soluzione più corretta.

Se vendi online con una struttura organizzata, può servire la Gestione Commercianti.

Se partecipi a produzioni pubblicitarie o audiovisive, può rilevare il Fondo Spettacolo.

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Svolgo dal 1984 la professione di Ragioniere Tributarista con studio in Torino. La mia specializzazione consiste nel fornire risposte e soluzioni alle problematiche fiscali e tributarie delle piccole imprese e dei liberi professionisti.